Farmacisti non titolari scrivono all’Antitrust: “Correggere distorsioni, ma difendere pianta organica”


In una lettera aperta al Garante del Mercato, il Conasfa chiede di ripristinare il sistema dei concorsi per le sedi di farmacia. “Liberalizzare non significa aumentare senza regole il numero di esercizi né assoggettare il costo del farmaco alle leggi di mercato”.

Dopo i diversi interventi con cui Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, ha insistito sulla necessità di rimuovere “i vincoli normativi e culturali che impediscono il libero esercizio della concorrenza” nel mercato del farmaco, la federazione che raccoglie i farmacisti non titolari di farmacia (Conasfa) ha inviato allo stesso Catricalà una lettera aperta osservando che “ostinarsi a voler pensare esclusivamente al costo del farmaco e a volerlo assoggettare alle normali leggi di mercato, senza considerare i servizi aggiuntivi e gratuiti offerti dai farmacisti e dalla rete delle farmacie garantita dalla pianta organica, rischia di falsare le aspettative di risparmio promesse ai cittadini”. Piuttosto, sottolinea il Conasfa, “contestiamo la distorsione che il sistema farmacia ha subito nel corso degli ultimi decenni” e che vede “la possibilità di cedere la propria titolarità eccezionalmente una sola volta nella vita divenuta norma, fino all’attuale paradosso in cui le concessioni governative, che regolano l’apertura delle farmacie e che sono di proprietà della Regione, non vengono più messe a concorso”.

Ecco il testo della lettera aperta

All’attenzione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato

Conasfa è la federazione che raccoglie i farmacisti non titolari di farmacia in Italia. Si tratta di una Federazione senza fini di lucro che ha a cuore la professione sanitaria, intesa come l’insieme dei servizi offerti liberamente ai cittadini. In merito alle Sue dichiarazioni circa la creazione di canali alternativi alla farmacia per la distribuzione del farmaco Conasfa vorrebbe esprimere alcune osservazioni.

Fin dalla sua costituzione Conasfa ha difeso il sistema di distribuzione del farmaco attraverso le farmacie ubicate sul territorio per mezzo della pianta organica. Quello che la federazione contesta è la distorsione che il sistema farmacia ha subito nel corso degli ultimi decenni. La riforma Giolitti, intervenuta per sanare una situazione in cui si faceva libero commercio delle concessioni governative, ha ritenuto di inserire nell’ordinamento italiano la possibilità di cedere la propria titolarità eccezionalmente una sola volta nella vita. Oggi l’eccezione è divenuta norma, fino all’attuale paradosso in cui le concessioni governative, che regolano l’apertura delle farmacie e che sono di proprietà della Regione, non vengono più messe a concorso.

Il criterio per una sana concorrenza anziché essere quello meritocratico (il concorso) al fine di garantire il migliore servizio possibile è stato quello economico, in cui il mercato seleziona i soggetti in possesso del capitale per l’acquisto di una farmacia. Consentire agli esercizi di vicinato, detti parafarmacie, di vendere farmaci della classe C li trasformerebbe di fatto in farmacie non convenzionate; questo male si accorda con l’ordinamento italiano che ha scelto la pianta organica quale strumento per la distribuzione delle farmacie dove il servizio è effettivamente necessario. Le recenti sentenze della corte di giustizia europea hanno ribadito la liceità della pianta organica, in quanto l’interesse nazionale prevale su quello privato. Portare la parafarmacia ad essere di fatto una farmacia non convenzionata vanifica lo strumento della pianta organica.

Come auspicato dallo stesso Garante può essere necessario aumentare il livello di concorrenza nella vendita dei farmaci al fine di abbassare il prezzo degli stessi, ma questo non significa automaticamente che si debba aumentare senza regole il numero degli esercizi adibiti alla vendita dei farmaci, siano essi farmacie o esercizi di vicinato. Liberalizzare non significa abbattere la pianta organica, strumento attraverso il quale lo Stato porta il servizio farmaceutico dove effettivamente occorra, ma è necessario eliminare tutte quelle distorsioni e quelle eccezioni che nel corso degli anni hanno snaturato il servizio farmacia. In particolare è necessario che la concessione governativa per l’apertura della farmacia, concessione ad personam, ritorni nelle mani delle Regioni affinché possa questo mantenere il servizio all’altezza delle aspettative e dove effettivamente occorra.

La proposta di eliminare la pianta organica dalle zone urbane per limitarla alle sole sedi rurali otterrebbe come effetto la migrazione dei farmacisti delle zone meno appetibili dal punto di vista commerciale, verso zone che promettono maggiori e più facili guadagni, producendo un danno ai cittadini fruitori del servizio.

Gli ipotetici risparmi derivanti da un libero mercato sarebbero direttamente proporzionale alla capacità di concentrare alti volumi di vendita di farmaco: ciò avverrebbe a discapito di quella presenza capillare che la pianta organica garantisce. Va anche considerato che il servizio farmaceutico si rivolge, anche se non in modo esclusivo, agli anziani, ed appare evidente il disagio di questi ultimi a dover percorrere anche solo piccole e medie distanze per reperire i farmaci di cui hanno bisogno.

Il tentativo di abbattere la pianta organica, o di renderla parzialmente inefficace, riporta alla memoria a quanto accaduto in Grecia dopo la liberalizzazione delle farmacie: il governo è stato costretto ad una precipitosa marcia indietro. Ostinarsi a voler pensare esclusivamente al costo del farmaco e a volerlo assoggettare alle normali leggi di mercato, senza considerare i servizi aggiuntivi e gratuiti offerti dai farmacisti e dalla rete delle farmacie garantita dalla pianta organica, rischia di falsare le aspettative di risparmio promesse ai cittadini.

In passato è già successo che con la liberalizzazione dei prezzi dei farmaci SOP e OTC i cittadini si siano trovati “spaesati”: i risparmi promessi rischiavano di essere vanificati dall’impossibilità di conoscere il prezzo del farmaco in tutti i punti vendita. Il problema è stato parzialmente risolto con un accordo con le associazioni dei consumatori in cui le farmacie si sono impegnate a pubblicizzare i prezzi dei prodotti più venduti. Questo dimostra che, a differenza di altre categorie merceologiche, i cittadini non sono disposti a barattare il servizio reso dalla farmacia con un possibile risparmio sul prodotto.

Il Conasfa apprende con un certo stupore che il Garante lamenta una “sproporzione” tra il numero delle farmacie ed il numero di farmacisti. A tal proposito si rammenta che l’esercizio della professione è concesso liberamente a tutti i farmacisti in possesso dei requisiti previsti dalla legge di laurea, abilitazione e di iscrizione all’ordine professionale. Le forme in cui è possibile il libero esercizio della professione spaziano dalla titolarità di farmacia, alla partecipazione a forme societarie, alla collaborazione. L’esercizio libero della professione non si può e non deve essere confuso con la libertà di impresa. Il fenomeno degli esercizi di vicinato non ha generato nuovi posti di lavoro, ma ha semplicemente spostato professionisti che già esercitavano la professione da un esercizio ad un altro. Per questi motivi la federazione Conasfa ritiene necessario che le farmacie vengano assegnate esclusivamente per concorso, in modo da garantire la massima preparazione ed il più alto livello professionale possibile. Diventa quindi necessario, per un reale sviluppo del settore ed un miglioramento dell’offerta qualitativa del servizio farmaceutico, dare piena attuazione alle norme esistenti, al fine di rimuovere tutti gli ostacoli per l’espletamento dei concorsi e l’assegnazione in tempi rapidi delle sedi vinte.

Si richiama l’attenzione, infine, al caso delle farmacie comunali di Milano. I farmacisti hanno deciso di inviare una lettera aperta al sindaco della città, quale titolare della concessione governativa, per denunciare come la presenza di una società di capitali proprietaria di una quota delle azioni delle farmacie comunali avesse condizionato pesantemente il servizio farmaceutico. In particolare si lamentava il fatto che la qualità del servizio offerto e l’attenzione dovuta verso le fasce più deboli di cittadini fossero subordinate alla massimizzazione dei redditi. Un’eccessiva concorrenza nella vendita del farmaco potrebbe portare ad un abbattimento della qualità del servizio offerto compromettendo l’obiettivo che lo Stato si è prefissato nell’assegnare le concessioni governative attraverso lo strumento della pianta organica.

Il Garante per la concorrenza osserva che nel corso dei decenni le farmacie hanno ampliato le categorie merceologiche offerte, dimenticando che per offrire i servizi a cui siamo abituati oggi le farmacie, oltre all’ovvia concessione governativa, necessitano anche una licenza di vendita al dettaglio. La strada da intraprendere per abbattere i costi dei farmaci in favore dei cittadini passa necessariamente attraverso la rivalutazione della farmacia e nel suo ruolo. Ribadendo con forza in concetti di indissolubilità del binomio farmaco – farmacista e che la farmacia debba essere posizionata là dove effettivamente serva, bisogna slegare la redditività della farmacia al costo del farmaco. Per produrre risparmio bisogna rivedere e i costi del servizio farmaceutico. Si rende necessario uno switch di una parte della fascia C verso le categorie SOP e OTC, l’abbassamento del quorum a 2800 abitanti; la fine della possibilità di vendere o ereditare la Farmacia, che tornerebbe a concorso al compimento del 75 esimo anno del titolare; l’assegnazione di tutte le farmacie disponibili sulla base di un’unica graduatoria regionale da rinnovare ogni due anni mediante concorso; l’istituzione di presidi, in deroga al criterio della popolazione, in stazioni, porti, aeroporti, centri commerciali, snodi autostradali e, nei centri turistici, sulla base delle presenze e non dei residenti ed assegnate sempre attraverso concorso pubblico; concessione della titolarità alla sola persona fisica del farmacista e per i Comuni alla figura del sindaco; trasformazione delle società in società di gestione.

In questo modo si otterrebbe una più capillare distribuzione di presidi sanitari sul territorio e si creerebbero circa 6000 nuove farmacie, assegnate secondo il criterio del merito e della preparazione professionale e non secondo quello del censo.


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