Scontro frontale tra Sifo e Assobiomedica


 

Sono incomprensibili e in parte gravemente errate le affermazioni della Sifo (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie) sulla misurazione dell’efficacia terapeutica dei dispositivi medici. Ci sorprende che un qualificato operatore della Sanità ignori che la spesa per i dispositivi medici è in larghissima misura effettuata dagli ospedali e che comunque risulta ormai di pari entità di quella per i farmaci. Se poi si fanno confronti di incidenza sulla spesa sanitaria pubblica complessiva va precisato che i dispositivi medici pesano meno di un terzo rispetto al peso della farmaceutica ospedaliera e territoriale”, questo è il tono di una nota di Assobiomedica che risponde senza tentennamenti alle dichiarazioni fatte dalla Sifo al trentaduesimo congresso nazionale a Firenze. Queste furono le parole di Laura Fabrizio, presidente Sifo, che certo non sono state gradite da Assobiomedica: “Per contenere la crescita esponenziale della spesa sanitaria è necessario istituire quanto prima un governo dell’innovazione e il ruolo del farmacista, sempre più dinamico, è strategico per raggiungere questo obiettivo. Nella nostra professione viviamo un’interazione quotidiana con le nuove tecnologie declinate nelle due forme, farmaci e dispositivi. I medicinali realmente rivoluzionari, in grado di cambiare la vita dei pazienti e i protocolli terapeutici, negli ultimi cinque anni non sono stati più di una decina. I Registri nazionali sui farmaci innovativi, soprattutto oncologici, ci permettono di capire quanto queste terapie siano efficaci anche in rapporto al loro costo. Non sono stati invece ancora adottati criteri analoghi per i cosiddetti device, la cui immissione in commercio è governata da criteri molto meno rigorosi. È urgente studiare sistemi di razionalizzazione e istituire un registro dei dispositivi: la sfida in futuro è governare la spesa relativa a questi strumenti a livello sia locale sia nazionale”. Assobiomedica risponde a queste dure parole con uno sbigottimento sincero e prosegue nella sua nota con una analisi costruttiva: “Assobiomedica è perfettamente consapevole della necessità che le tecnologie mediche siano sottoposte ad accurate valutazioni di HTA. E non è un caso che la nostra Associazione sia stata tra i primi in Italia a invocarne l’introduzione”. Lite conclusa? Forse.


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