Parafarmacie disposte al dialogo [ l’intervento di Massimo Brunetti]


Sul tema delle liberalizzazioni il Governo, spronato dall’Europa e dalle parti sociali, nei giorni scorsi ha avanzato una proposta per una riforma liberale del sistema distributivo del farmaco. Risultato: dopo aver consultato Federfarma ha ritirato la proposta e accontonato una questione che è nell’agenda del Parlamento da oltre quattro anni. Peraltro la proposta del Governo prevede un consistente allargamento delle sedi farmaceutiche, in linea con quanto avviene in Francia e Spagna, coniugato con il riassorbimento, nella farmacia, delle parafarmacie con titolare il farmacista. Su questa proposta le parafarmacie, pur rimanendo prioritaria la proposta di liberalizzare i farmaci a pagamento, hanno espresso la disponibilità al confronto, consapevoli che i momenti che viviamo ci obbligano ad accettare compromessi, purché nel segno di un cambiamento di stampo liberale. Alla proposta del Governo, Federfarma ha risposto NO e portato sul tavolo una controproposta, sulla falsa riga del ddl Gasparri/Tomassini, con il chiaro intento di cancellare ogni tentativo di liberalizzazione nel campo della farmacia. La proposta di Federfarma è la seguente: Rapporto abitanti/farmacia pari a 3.800; Distanza 500 metri dalle farmacie esistenti; Eliminazione della pianta organica delle farmacie; Assegnazione delle farmacie a farmacisti titolari di parafarmacia, titolari di farmacie rurali e farmacisti collaboratori; Riduzione dei farmaci vendibili in parafarmacia con eliminazione della obbligatorietà del farmacista. Sulla base dei parametri demografici e territoriali proposti di Federfarma, abbiamo realizzato uno studio (vedi scheda) dal quale emerge che le “vere” nuove sedi sarebbero un migliaio, distribuite prevalentemente nei comuni con popolazione tra 6.000 e 70.000 abitanti. Nelle grandi città, salvo Roma con 5 sedi, non si aprirebbero farmacie. Cosi come nei comuni fino a 30.000 abitanti, rispettando la distanza di 500 metri, sarebbe impossibile aprire nuove farmacie, ricadendo le sedi fuori dal perimetro urbano del comune. Nei fatti si baratterebbe l’apertura di un migliaio di nuove farmacie, con la fine delle liberalizzazioni, per riportare la vendita dei farmaci solo nelle farmacie. Una proposta contraria alle richieste di liberalizzazione dei 2.000 farmacisti titolari di parafarmacia, 3.000 titolari di farmacia rurale e 56.000 farmacisti collaboratori. Cosi come non è condivisibile la posizione del Presidente della FOFI: “In Francia come mostra la recente indagine dell’Ispettorato degli affari sociali, il rapporto farmacie/abitanti è di uno a 2800 e, peraltro, viene giudicato troppo basso e all’origine delle difficoltà finanziarie di molte piccole farmacie”. Anche su questo abbiamo messo a confronto la distribuzione della popolazione e delle farmacie in Francia, Italia e Spagna (vedi scheda). Un esame che rileva come in Italia, a differenza di quanto avviene nella Francia, vi sono le condizioni per adottare un quorum intorno al valore 2.500, senza per questo determinare le condizioni di difficoltà denunciate in alcuni casi dalla farmacia d’Oltralpe.
Massimo Brunetti, segr. naz. Ass. Nazionale Parafarmacie


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