ANPI, MNLF e Forum hanno lanciato una raccolta firme volta a sensibilizzare i cittadini sulla liberalizzazione dei farmaci. L’appello, molto forte e deciso, chiede a gran voce di “liberare il paese dalle corporazioni”, e rivendica la necessità di una riforma “a costo zero per le casse dello stato, pagata esclusivamente dalle grandi farmacie (poco più di 380 euro al mese), che ha il solo scopo di rimettere al «centro» gli interessi dei cittadini. Ricordiamo che nella parafarmacia è obbligatoria la presenza del farmacista, oltre al fatto che i farmaci in esse dispensati sono soggetti agli stessi controlli in uso per le farmacie”. Questi sono i temi caldi dei parafarmacisti che non si arrendono facilmente ad un clima da “fine della festa”: sembra infatti che sulle liberalizzazioni, ci sia un atteggiamento da parte delle istituzioni, e anche di molti cittadini, di compiacenza; come se le forti motivazioni che hanno alimentato Dicembre, fossero d’improvviso scomparse, come dopo un’ubriacatura. “In cinque anni le nostre 4.000 parafarmacie hanno dato lavoro a 7.500 farmacisti, fatto investimenti per 600 milioni di euro e grazie alla loro presenza hanno costretto le farmacie a fare sconti. Si calcola che i risparmi annuali, generati dalla concorrenza tra farmacie e parafarmacie, sono superiori a 500 milioni di euro l’anno e dunque complessivamente 2,5 miliardi di euro in cinque anni. Con la liberalizzazione completa dei farmaci a pagamento e non rimborsati dalle Regioni, contiamo di dare 7.000 nuovi posti di lavoro e risparmi per i cittadini per ulteriori 250 milioni di euro l’anno”. Questi sono i dati che gli organizzatori della raccolta firme, portano ad evidenza, fiduciosi di riaccendere una fiamma che solo un mese fa, sembrava delinearsi come la trionfatrice di uno scontro oramai annoso. Le associazioni promotrici, rifiutano con decisione la critica, che le viene imputata da più parti, secondo cui la conseguenza inevitabile della loro lotta prevederebbe la chiusura delle farmacie nei piccoli centri. Anzi, tengono a spiegare i parafarmacisti, nella loro idea nei piccoli centri dovranno continuare a lavorare le piccole farmacie finanziate da un fondo alimentato dalle grandi farmacie. “Su questo tema siamo promotori di una riforma che prevede un fondo perequativo, alimentato dalle farmacie più facoltose, a favore delle piccole farmacie. Proprio perché sappiamo quanto è importante la presenza della farmacia nei piccoli centri, chiediamo che in questi comuni si adottino strumenti che non rendano possibile l’apertura di nuove parafarmacie”. In sostanza: lo scontro epico continua, in un clima forse già rassegnato, e l’ardore dei contendenti non cessa di animare forti polemiche.Parafarmacie: raccolta firme per la liberalizzazione
ANPI, MNLF e Forum hanno lanciato una raccolta firme volta a sensibilizzare i cittadini sulla liberalizzazione dei farmaci. L’appello, molto forte e deciso, chiede a gran voce di “liberare il paese dalle corporazioni”, e rivendica la necessità di una riforma “a costo zero per le casse dello stato, pagata esclusivamente dalle grandi farmacie (poco più di 380 euro al mese), che ha il solo scopo di rimettere al «centro» gli interessi dei cittadini. Ricordiamo che nella parafarmacia è obbligatoria la presenza del farmacista, oltre al fatto che i farmaci in esse dispensati sono soggetti agli stessi controlli in uso per le farmacie”. Questi sono i temi caldi dei parafarmacisti che non si arrendono facilmente ad un clima da “fine della festa”: sembra infatti che sulle liberalizzazioni, ci sia un atteggiamento da parte delle istituzioni, e anche di molti cittadini, di compiacenza; come se le forti motivazioni che hanno alimentato Dicembre, fossero d’improvviso scomparse, come dopo un’ubriacatura. “In cinque anni le nostre 4.000 parafarmacie hanno dato lavoro a 7.500 farmacisti, fatto investimenti per 600 milioni di euro e grazie alla loro presenza hanno costretto le farmacie a fare sconti. Si calcola che i risparmi annuali, generati dalla concorrenza tra farmacie e parafarmacie, sono superiori a 500 milioni di euro l’anno e dunque complessivamente 2,5 miliardi di euro in cinque anni. Con la liberalizzazione completa dei farmaci a pagamento e non rimborsati dalle Regioni, contiamo di dare 7.000 nuovi posti di lavoro e risparmi per i cittadini per ulteriori 250 milioni di euro l’anno”. Questi sono i dati che gli organizzatori della raccolta firme, portano ad evidenza, fiduciosi di riaccendere una fiamma che solo un mese fa, sembrava delinearsi come la trionfatrice di uno scontro oramai annoso. Le associazioni promotrici, rifiutano con decisione la critica, che le viene imputata da più parti, secondo cui la conseguenza inevitabile della loro lotta prevederebbe la chiusura delle farmacie nei piccoli centri. Anzi, tengono a spiegare i parafarmacisti, nella loro idea nei piccoli centri dovranno continuare a lavorare le piccole farmacie finanziate da un fondo alimentato dalle grandi farmacie. “Su questo tema siamo promotori di una riforma che prevede un fondo perequativo, alimentato dalle farmacie più facoltose, a favore delle piccole farmacie. Proprio perché sappiamo quanto è importante la presenza della farmacia nei piccoli centri, chiediamo che in questi comuni si adottino strumenti che non rendano possibile l’apertura di nuove parafarmacie”. In sostanza: lo scontro epico continua, in un clima forse già rassegnato, e l’ardore dei contendenti non cessa di animare forti polemiche.