La liberalizzazione delle farmacie: dubbi e interpretazioni fuorvianti


In tema di servizio farmaceutico, la conversione nella legge n. 7 del 24 marzo 2012, del decreto legge n. 1 del 24 gennaio 2012 suggerisce un doveroso esame dei suoi contenuti, attesa la loro portata riformatrice, ma anche per le perplessità che essi stanno suscitando, in quanto considerati dai più non propriamente funzionali a concretizzare le aspirazioni della vigilia di “liberalizzare” per crescere in termini di Pil e di occupazione. Quanto alla scelta fatta dal Governo di intervenire con un provvedimento emergenziale, per “accennare” un riordino in un settore quale è quello della distribuzione del farmaco sul territorio, è da ritenersi quantomeno sotto misura.
Troppo alti gli interessi pubblici sottesi, certamente prevalenti rispetto alle istanze delle categorie “alternative” (su tutte, le parafarmacie e la grande distribuzione organizzata), in tema di liberalizzazione dei farmaci di fascia C, da ritenersi verosimilmente preparatoria a pervenire al libero esercizio della farmacia. Che vi fosse l’esigenza segnatamente pubblica di rivedere il sistema dell’assistenza in generale era ed è scontato. Così come è naturale riformulare sensibilmente il sistema regolativo del Servizio sanitario nazionale, dal momento che lo stesso è, forse, divenuto non propriamente idoneo nel suo essere improntato su una gestione di tipo aziendalistico, causa di disservizi e indebitamento in una porzione geografica significativa del Paese (centro-sud) che conta circa 30 milioni di abitanti.

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Una risposta a “La liberalizzazione delle farmacie: dubbi e interpretazioni fuorvianti”

  1. La cecità di Federfarma diventa assoluta se si considera che ancora una volta invece di discutere un nuovo equilibrio addirittura avrà DENTRO di se migliaia di scontenti. Cosa voglio dire? In questo mai concorso verranno create 2500 farmacie di cui 1500 ‘mortificanti’ e 1000 ‘appena sufficienti. L’operazione di emarginazione si è svolta capillarmente in ogni singolo comune e in ogni singolo quartiere. Bene, inteso che tutto questo porterà all’ingresso in Federfarma di circa 5000 nuovi iscritti (contitolari ma sempre iscritti), mi chiedo.. ma non è che domani persino da federfarma si alzerà la richiesta di eliminare la pianta organica? Non è che questi 5000 paria riusciranno a scardinare il castello dall’interno, castello già ampiamente provato dai continui attacchi esterni? Forse, se semplicemente si fosse accettato un ampliamento a 20.000- 22.000 sedi senza tutti questi sotterfugi si sarebbe potuto ricompattare la categoria… se si fosse accettato lo stipendio minimo garantito a 1500 euro per i farmacisti in paesi piccoli e sperduti si sarebbe acquisito un formidabile ‘credito’ davanti a tutti NEI FATTI e non nelle parole… a quel punto radicata la presenza del presidio sanitario anche nel paese di 200 abitanti sfido chiunque a proporre la liberalizzazione completa del sistema…

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