Cavie di laboratorio: sindrome da struzzo?


Cavie si o cavie no? Di recente c’è stato un gran tumulto dopo un articolo-inchiesta in merito all’utilizzo delle cavie animali, della nota rivista “Panorama”. Gli animalisti, già arrabbiati per la mancata chiusura di Green Hill (la nota azienda che alleva cani per la vivisezione), si sono buttati con grande indignazione su questo articolo che voleva proporre riflessioni su cosa sarebbe accaduto se l’uso delle cavie animali fosse stato bandito. Nell’articolo sono contenuti i pareri di molti esperti, ed il parere unanime è che senza le cavie animali non ci sarebbero nuovi farmaci. Apriti cielo. Il furore si è abbattuto su “Panorama” con minacce, boicotaggi, manifestazioni… Alcuni lettori invece hanno apprezzato. Molti ribadiscono che gli animali non sono attendibili poichè molto diversi da noi, ed altri rispondono che è però quello che più si avvicina all’organismo umano: il topo ad esempio condivide con noi l’85% del Dna. Alcuni sostengono che si possano utilizzare solo cellule staminali, altri rispondono che ci sia bisogno di organismi viventi per mettere a punto i farmaci. Complotti supposti, sonore smentite, accuse, risposte ed infine, in fondo alla terribile strada del sospetto, eccole li: le ideologie. Per renderci conto del clima incandescente basti pensare che l’autrice dell’articolo è stata invitata a vivisezionare i propri figli. La bruttura, purtroppo, è che siamo in un periodo storico in cui si vogliono nuovi farmaci e niente sperimentazione sugli animali; auto veloci ma niente smog; tecnologie wi-fi ma niente antenne; tanto cibo ma tutto biologico; treni velocissimi e low-budget e nessuna ferrovia; principi algidi ma nessuna rinuncia. Ideologia o semplice stupidità?

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