Il lato oscuro della crisi


La situazione è sempre più tesa. Spesso ci arrivano, dalle colonne dei giornali o dagli schermi tv, le tonanti parole di santoni e tecnici che cianciano di moralità, di etica, di correttezza, di una nuova cultura italiana dell’onestà. Come italiani ci sentiamo spesso bacchettati, da chiunque, e i nostri governi ci indicano come cittadini pessimi, mancanti di educazione civica e di cultura del lavoro. Ci siamo trovati di fronte, spesso, a frasi molto interessanti e forse per qualcuno anche simpatiche: sul “New York Times”, ad esempio, abbiamo trovato una citazione dal magazine tedesco “Der Spiegel”: “The Mediterranean area should become like the Federal Republic, only with better weather”, traducibile, con le mie poche nozioni, in: “La zona mediterranea deve diventare come la Repubblica Federale Tedesca, ma con un clima migliore”. L’aria sta diventando pesante, fastidiosa. Se lo Stato non funziona, e sul pessimo funzionamento dello Stato siamo tutti d’accordo, non è colpa di uno spirito maligno che abita dentro ad ogni cittadino italiano. Si parla sempre e continuamente della crisi, ma se ne parla sempre in una direzione, e citando sempre gli stessi esempi. I farmacisti, insieme a pochi altri professionisti, in tutto questo sembrano i prediletti dal male: sono dipinti nelle tv e nei giornali come avidi, grigi, vecchi, massoni, ed in fondo un po’ l’emblema di coloro che hanno creato la crisi.Certo perchè per loro, per i grandi media, non esiste alcuna differenza tra un farmacista titolare e un dipendente, tra un farmacista di farmacia e uno di parafarmacia… niente. Si parla, sempre male, solo dei farmacisti in genere, ed intendo sempre i titolari. Se vogliono fare davvero informazione, i telegiornali, e le grandi testate giornalistiche, comincino a parlare seriamente del fatto che la Asl 1 di Napoli è arrivata al record di oltre 1680 giorni prima di rimborsare i fornitori biomedicali. Si parla poco di questo. Come mai? In Calabria le fatture restano in media non pagate per 999 giorni, e i rimborsi alle industrie farmaceutiche dopo 740 giorni. Ne vogliamo parlare? Cinque Regioni commissariate (Lazio, Campania, Molise, Abruzzo e Calabria), per quanto riguarda la sanità, e Puglia, Piemonte e Sicilia sotto regime di rientro dai debiti. Sembra poco? E’ una situazione disastrosa, ma se ne parla a sufficienza? Tutto il sud ribolle, compresa Confindustria e si comincia a temere che la Pubblica Assistenza continuerà ad aumentare i ritardi già mostruosi nei pagamenti. I governatori di Campania, Lazio, Calabria, Molise, Abruzzo e Sicilia sono pronti a inviare una lettera a Monti contro quella che definiscono una misura “irragionevole e incostituzionale che determinerebbe una ingiustificata disparità di trattamento” verso le imprese creditrici. In Parlamento le acque sono agitate, ma ancora nulla di sostanziale è avvenuto. Di tutto questo vogliamo parlarne? Vogliamo ogni tanto leggere, non solo su riviste specializzate, che il problema non è rappresentato solo dai professionisti e dai cittadini, ma anche dalle Pubbliche Amministrazioni, e dalle politiche. Le parole di Paolo Graziano, Presidente dell’Unione degli industriali di Napoli, fanno paura, perchè sembrano sempre più vere: “Stanno decretando il fallimento di una parte d’Italia”. Ovviamente il centro della protesta, al momento, è legato alle esclusioni di alcune Regioni (scelte a caso?) della copertura del fondo di garanzia sulle cessioni pro-soluto e pro-solvendo dei crediti. Sono molti gli interventi che si dovrebbero citare per far capire al lettore la confusione in cui versa il mondo della sanità italiana, ma a proposito di questo meraviglioso “passo” del decreto Monti, in cui si escludono proprio determinate Regioni, le parole di  Stefano Rimondi, presidente di Assobiomedica, non lasciano dubbi: “Le otto regioni escluse sono le peggiori pagatrici: hanno il 63% del debito di 5,6 miliardi verso le nostre imprese. Senza dire che già in quelle regioni non è possibile avviare azioni esecutive”. Lo Stato non paga, e se qualcuno si lamenta, lo esclude. Se poi qualcuno si arrabbia e protesta,  gli si toglie la voce, e si fanno parlare i media, sensibili agli umori politici e al potere in genere, solo della parte della crisi che più conviene.  Tanta ipocrisia, tanto pelo sullo stomaco. Auguri a tutti noi.


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