Ma i farmacisti sono davvero così ricchi?


Di recente si fa un gran parlare dei redditi dei farmacisti. Già diverse settimane fa, il nostro giornale aveva riportato uno studio di una rivista economica che metteva i farmacisti titolari al primo posto tra i professionisti più ricchi. Non commentammo, ci limitammo a riportare la notizia, ma molti furono i commenti e le discussioni in merito. In queste ultime due settimane, i quotidiani sono tornati ad affrontare l’argomento, sbandierando dati secondo i quali risulta che i farmacisti titolari per l’anno 2010 avrebbero dichiarato 110.000 euro. Le possibilità sono due: o siamo noi troppo bravi a fare il nostro lavoro ed in costante anticipo sui tempi, o molti giornali stanno raschiando il fondo del barattolo. Purtroppo, la seconda possibilità ci sembra più probabile. Questa volta però a rispondere a questa nuova campagna fatta sui redditi dei farmacisti è una voce autoritaria come quella di Annarosa Racca: “Quando si parla di reddito dei farmacisti si rischia di fare molta confusione. In realtà il reddito va più correttamente riferito alla “farmacia” da intendersi come impresa; si tratta di un reddito lordo, su cui gravano le imposte, oggi prossime al 50% e che esso comprende gli utili riconosciuti ai farmacisti soci o ai familiari che lavorano in farmacia. Quindi, il reddito lordo medio di 110.000 euro è una “non-notizia” e dimostra, invece, che da oltre dieci anni i redditi delle farmacie appaiono calanti in termini reali, a causa della costante riduzione del prezzo dei farmaci e del progressivo, cospicuo aumento delle trattenute poste a carico delle farmacie. E’ urgente un nuovo modello di remunerazione del servizio farmaceutico ed il rinnovo della Convenzione tra farmacie e SSN, scaduta da anni. E’ altresì necessaria una riconsiderazione degli studi di settore per tener conto delle numerose variabili negative intervenute sui bilanci delle farmacie negli ultimi anni a seguito dei provvedimenti adottati da Parlamento e Governo, tra le quali l’apertura di 5.000 nuove farmacie recentemente approvata”. Ecco, questa nota di Federfarma, ci sembra chiarificatrice. Al di là delle appartenenze di categoria, sembra una nota ben costruita e tesa a non far racchiudere tutta la categoria in un clichè che ha poche attinenze con la realtà. La farmacia è un mondo composito e sfaccettato, non un unicum monolitico. In effetti, buttare giù cifre lorde, medie annue, di una categoria intera, capillarmente presente in ogni angolo del territorio nazionale, non deve essere molto difficile. Ma sono dati che corrispondono alla realtà? Sono rappresentativi della situazione reale? Crediamo di no. Mentre possiamo dire con certezza, che nelle farmacie e nelle parafarmacie si fanno più scontrini che negli altri esercizi. Questo però non fa notizia.


0 risposte a “Ma i farmacisti sono davvero così ricchi?”

  1. Trovo corretto quanto riportato ed assolutamente lineare. Mi domando peró alcune cose che enumero:
    – il core business della Farmacia è basato per il 50 – 60 percento sui farmaci su prescrizione Ssn.
    – l’Italia ogni anno riduce i prezzi di farmaci su Rx
    a livelli lontani dal resto dell’Eu. Ció si evince dal Parallel Export che è sempre più alto.
    – le perdite di redditività del farmaco etico generano fenomeni deflativi
    – gli studi di settore non sono più adeguati , ma i Commercialisti consigliano da anni di seguirli.
    – Quindi la Farmacia italiana è solo apparentemente Florida , solo a livello di Maquillage per la tassazione
    – E’ stato proposto di allineare la remunerazione
    Della Farmacia all’ex factory

    La domanda opportuna da porsi è se laFarmacia é una impresa oppure no. Assodato che lo è se i prezzi del 50 percento del core business sono in calo ogni anno e se questo sistema non segue l’inflazione , come puó una remunerazione basata sull’ex factory garantire una certezza di redditività di impresa ? Se pensiamo che ció possa avvenire con settori extra al farmaco o con la remunerazione dei Servizi, quanto dovrebbe valere per un impresa questo fatturato in termini di ” mantenimento ” della marginalitá perduta dall’altra metà del fatturato?
    Con stima

  2. Secondo me è corretta l’osservazione : l’impresa è fatta di dipendenti che andrebbero salvaguardati e fatti crescere . Ma se una impresa ha il suo “core business” in crisi e la restante parte di fatturato non è in grado di coprire le perdite di utile , ciò mette in crisi anche i livelli occupazionali.Purtroppo lo Stato valuta tutto come costo e non si valuta ad esempio che 17.000 farmacie generano circa 200.000 posti di lavoro sia direttamente che indirettamente. Da qui nascono le considerazioni di cui sopra in temini di valutazione attenta della remunerazione sul farmaco RX

  3. Spesa farmaceutica. Tetto 2011 rispettato dalla territoriale. Sfora l’ospedaliera

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    Secondi i dati dell’Aifa, al netto del pay-back la spesa farmaceutica territoriale si è attestata a 14.006 milioni, pari al 13,18% del Fondo sanitario nazionale su un tetto al 13,3%. L’ ospedaliera ha raggiunto quota 3.780,6 milioni, pari al 3,6% rispetto al tetto stabilito del 2,4%.

  4. Le analisi di Roberto Andrower sono assolutamente supportate dai numeri. Non sono invenzioni di soggetti che ci vogliono in qualche modo convincere dell’esattezza delle proprie idee. Ora siamo tutti in attesa che cada la manna dal cielo e a questa manna hanno dato il nome di “remunerazione”. In un periodo in cui la farmacia ha ricevuto solo mazzate sui denti ritengo che sarebbe piuttosto da sognatori pensare che con questa Manna/Remunerazione saranno risolti i problemi della farmacia italiana. Cerchiamo di essere attenti e vigili perché dal cielo, anziché l’attesa manna, non venga giù la grandine. Invito Roberto ad accentrare il suo intervento sugli studi di settore, altro feticcio che ci opprime e da cui nessuno vuole tirarci fuori.

  5. In risposta alla richiesta di Pasquale Sechi e che dovrebbe chiudere l’argomento sulla ricchezza dei farmacisti , la mia percezione è che gli Studi di Settore vogliono a tutti i costi mostrare una realtà non più esistente.
    Un esempio per tutti ritengo possa essere quanto riportato nel
    Rapporto 2012 sul coordinamento della Finanza Pubblica della Corte dei Conti
    Alla Voce Società in perdita

    “All’interno delle Società in perdita, una considerazione a parte meritano le società che evidenziano una situazione delle perdite particolarmente grave , che determina interventi sul capitale sociale. Le ipotesi previste sono quelle individuate dal codice civile agli art 2446 ( riduzione perdite del capitale oltre un terzo) e 2447 ( riduzione perdite del capitale al di sotto del limite legale ) Il numero delle società interessate sfiora il 20% delle società in perdita ( 192) e produce oneri a carico degli enti di riferimento (319) che superano i 10 milioni . Di questi circa il 60% è stato prodotto da società che hanno avuto una riduzione del capitale sociale di oltre un terzo , le quali prevalentemente svolgono attività in materia di commercio ( farmacie) supporto alle imprese e trasporto “
    Source : Rapporto 2012 sul coordinamento della Finanza Pubblica

    Non sono in grado di poter dire se ciò è sufficiente per dimostrare una perdita di redditività delle Farmacie, ma presumo di si data l’autorevolezza di questo organo dello Stato. Comunque anche queste considerazioni andrebbero valutate quando si va a disutere di marginalità sull’ex-factory .
    Con stima

  6. La crisi è entrata in farmacia?
    Dopo un mese di aprile disastroso anche maggio conferma il trend negativo, ma il ritmo della flessione appare rallentato. Iniziamo con New Line il monitoraggio dell’andamento mensile del canale

    Il periodo non è dei migliori. Non lo è per l’intera Nazione, non lo è per la Farmacia, che sembra essere diventato il capro espiatorio di tutti i mali. E così, dopo tutto quanto abbiamo visto negli ultimi mesi, dalle cosiddette liberalizzazioni fino alla classe C, passando per il limite dei 65 anni, oggi ci si mette anche il mercato a dare serie preoccupazioni al settore.

    La chiusura del 2011 aveva evidenziato una perdita complessiva del giro d’affari in farmacia intorno al 1%. Un dato tutto sommato fisiologico, considerata la minore propensione di spesa del consumatore, l’abbassamento di valore dell’etico provocata dalla diffusione del generici, una maggiore attenzione al prezzo, sia nelle scelte del consumatore che nelle strategie delle aziende e delle farmacie che hanno rivisto il pricing di numerosi prodotti e cercato di incentivare il sell out con una maggiore pressione promozionale. Il dato, peraltro, va letto anche all’interno di un quadro generale dei consumi nel nostro Paese che vede la consumer electronics registrare flessioni a due cifre, il mercato dell’automobile che ha chiuso il primo trimestre a -20% con picchi superiori al -26%, per non parlare dell’immobiliare. Si è sempre parlato dell’anelasticità della domanda in alcuni settori, come quello del farmaco, mentre nel food già da tempo si registrano segnali di contrazione: nei primi 4 mesi del 2012 Nielsen rileva, nel Mass Market, una flessione dei volumi dei prodotti alimentari pari a -1,1%. Se, quindi il dato di fine anno non era ancora così preoccupante, nei mesi successivi abbiamo assistito ad un drastico peggioramento.

    Secondo i dati rilevati per PharmaRetail da New Line su un panel di 3.000 farmacie rappresentative del totale nazionale, i mesi di aprile e maggio hanno fatto registrare flessioni molto più nette.

    Per questo motivo, in collaborazione con New Line, abbiamo deciso di monitorare costantemente l’andamento mensile del canale con una rilevazione che, senza entrare nel merito dei singoli comparti, fornisce un dato generale di andamento del mercato.

    “I dati del mese di aprile – spiega Elena Folpini, responsabile della divisione ricerche di mercato di New Line – sono quelli più pesanti. Abbiamo infatti rilevato un decremento del 9,5% del fatturato globale e un -6,2% nel numero di confezioni vendute rispetto all’aprile 2011. In maggio c’è invece una leggera ripresa, con una flessione a valore del 3,5% a fronte, però, di volumi costanti. Va detto che sul mese di aprile 2012 abbiamo misurato un giorno e mezzo di apertura in meno rispetto all’aprile 2011 e questo ovviamente incide per qualche punto percentuale sul risultato.”

    “La flessione – prosegue Folpini – riguarda trasversalmente tutte le categorie, ma a soffrire particolarmente è l’area dell’etico di marca che perde in aprile il 12% a valore e il 7% a volume, mentre in maggio i danni sono più limitati, con una flessione del 6% del giro d’affari a fronte di volumi stabili. Il tutto a vantaggio del generico che, unica eccezione del mercato, cresce del 9,8% in aprile e del 18% in maggio”.

    Il risultato è frutto di una sempre maggiore sensibilizzazione di medici, farmacisti e pazienti sull’utilizzo del farmaco equivalente, ma anche di un aumento delle molecole unbranded disponibili. Il trend positivo del generico è ormai continuo e in questi mesi c’è anche da considerare il riflesso della scadenza di alcuni brevetti importanti, uno per tutti il Torvast che appartiene al primo ATC del mercato; le referenze branded a base di Atorvastatina, infatti, pur mantenendo le quote di mercato principali, abbattono drasticamente il prezzo al pubblico (per esempio le confezioni da 30 cpr 20 mg passano da 37,37 a 12,50 euro).

    Abbiamo voluto capire come si sono mossi gli altri canali, consultando anche Nielsen, società di Ricerche di Mercato leader mondiale.

    “Per riuscire a interpretare meglio questi dati, abbiamo dovuto analizzare il dettaglio degli scontrini di vendita (tabella 2), da cui si rileva in effetti un significativo decremento del traffico. In questo caso – afferma Folpini – è maggio il mese più preoccupante. In aprile, infatti, la diminuzione degli scontrini battuti va di pari passo con il minor numero di giorni mediamente lavorati nel nostro campione, mentre in maggio la decrescita è superiore al 5%, nonostante i giorni di apertura delle farmacie siano stati sostanzialmente uguali.

    Incrociando le varie informazioni in nostro possesso troviamo un calo del numero di scontrini emessi, -7,3% in aprile e -4,8% in maggio con una flessione anche nel fatturato medio per scontrino (rispettivamente -1,5% e -0,9% nei due mesi considerati) pur con un aumento dei pezzi venduti per scontrino (+1,2% e +1,3%)”.

    In pratica c’è una importante flessione della pedonabilità, cioè del numero di consumatori che entrano in farmacia e acquistano, e quelli che lo fanno spendono di meno, pur acquistando un numero maggiore di referenze.

    Ci troviamo quindi di fronte a una situazione paradossale: i recenti provvedimenti legislativi porteranno a un significativo aumento del numero di punti vendita a fronte di un mercato che sta subendo una forte contrazione. Risulta quindi più che mai importante per la farmacia lavorare sull’offerta di servizi e sulla salvaguardia della marginalità. Anche se, va detto, i dati si riferiscono agli ultimi due mesi e non necessariamente verranno confermati nelle prossime rilevazioni: sarà nostra cura continuare il monitoraggio e dare notizia dell’andamento dei trend.

  7. Si sono davvero così ricchi e basta con scuse e attenuanti varie, non saranno i 1000€ del collaboratore a rovinargli le entrate.

  8. Premessa la grande stima per la professione di farmacista collaboratore mi permetto di segnalare che la ricchezza è un concetto opinabile . “Il Farmacista è ricco” è una frase sbagliata . Il concetto la Farmacia , la Parafarmacia è ricca è un concetto diverso. L’impresa deve vivere di ricchezza, altrimenti non può dare posti di lavoro. Se l’impresa è povera taglia costi i costi fissi che sono i dipendenti. Se si vuol partire da questi concetti allora siamo su una lunghezza d’onda corretta. Detto ciò il fatturato non fa ricchezza. L’utile fa ricchezza ; sopratutto l’utile reinvestito nell’azienda . Ora essendo stati realizzati degli studi di settore , oramai non rappresentativi della categoria “Farmacie” , la Farmacia , paga molto di più di quanto produce. Anche i colleghi collaboratori dovrebbero essere consapevoli di questi fatti. Altrimenti la strada più semplice è passare tutti alla GDO con i contratti che spero siano conosciuti. Ora invece della sola quota di stipendio fisso un Farmacista Collaboratore dovrebbe essere valutato per le sue capacità ( non solo di “laurea”) ma anche di rapporti umani con i pazienti , capacità di Marketing , capacità scientifiche e di aggiornamento . Il tutto dovrebbe confluire in una certificazione professionale effettuata da enti terzi che permetterebbero di farne anche una base salariare differente . Come si fa nelle Aziende, dove esistono confronti annuali e feed back periodici effettuati dai Manager.Se mi permettete c’è da battersi in tal senso , rispetto ad un appiattimento professionale .
    Con grande stima

    • Sono un farmacista COLLABORATORE, tra l’altro attualmente disoccupato, e concordo pienamente con Roberto!….ma ATTENZIONE a quando si parla di “certificazione della professione effettuata da enti terzi”!! Ricordo che noi tutti (Farmacisti) siamo obbligati ad essere iscritti ad un Ordine/Albo, che tra l’altro ci costa intorno ai 300€ l’anno compreso contributo solidarietà ENPAF, che dovrebbe essere garante della nostra professionalità!! Quindi o aboliamo gli Ordini oppure provvedessero loro a “certificare” e ametterci sempre alla prova con preparazione e aggiornamento continuo (eliminando gli inutili e costosi ECM)

  9. MA SECONDO VOI PERCHE’ IN FRANCIA,IN GERMANIA,IN INGHILTERRA UN FARMACISTA APPENA LAUREATO GUADAGNA DAI 2500 EURO IN SU CON OTTIME POSSIBILITA’ DI CARRIERA SE SI IMPEGNA.INOLTRE E’ UN PROFESSIONISTA DEL SSN COME DA NOI UN MEDICO.

  10. da noi ci sono farmacisti che guadagnano dai 7000 euro in su’
    e farmacisti che guadagnano 1400 euro per tutta la vita.
    SECONDO VOI I PRIMI HANNO LO STOMACO D’ORO?
    NON VI SEMBRA UNA SITUAZIONE MOLTO SBILANCIATA?
    NON E’ ORA DI USCIRE DAL MEDIOEVO?
    NO E’ ORA DI IMITARE LA GERMANIA O L’INGHILTERRA PIUTTOSTO CHE CHE LA GRECIA O IL MAGREB?

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