Hiv: resistenze ai farmaci


Giungono dagli Stati Uniti d’America notizie sul trattamento del virus dell’Hiv. Uno studio dei ricercatori della Harvard University dimostrerebbe che in alcuni pazienti affetti dal noto virus, preesistenti mutazioni del virus sembrano provocare lo sviluppo della resistenza ai farmaci somministrati per rallentare la progressione della malattia. Il fatto che il virus potesse sviluppare alcune resistenze ai farmaci era già noto, ma non si riusciva a capire se al fondo ci fosse una mutazione preesistente o se la mutazione avvenisse successivamente. Pleuni Pennings, notissima ricercatrice di Harvard, ha dichiarato:  “Per prevenire l’evoluzione della resistenza abbiamo bisogno di sapere da dove derivano le mutazioni. Se capiamo questo, possiamo pensare a nuovi modi per prevenirlo”. Con lo studio svolto da Pennings e compari, attraverso ben 26 trial clinici, si è evidenziato come nei pazienti in trattamento combinato di inibitori non nucleosidici della trascrittasi inversa (NNRTI), il virus aumenta le probabilità di sviluppare resistenza proprio all’inizio del trattamento, o quando il trattamento viene ripreso dopo un’interruzione di una settimana o più. Minori, invece, sono le probabilità di sviluppare resistenze, durante il pieno del trattamento e quando non ci sono interruzioni nella terapia. Con questo si è potuto comprendere che le mutazioni erano preesistenti. Su specifici studi su donne incinte, trattate con nevirapina per ridurre i rischi di trasmissione al figlio, l’evoluzione della resistenza a questo farmaco per mutazioni preesistenti era ridotta se le donne erano state trattate con ZDV prima di ricevere nevirapina, probabilmente perche’ lo ZDV riduce la popolazione virale. La lotta, e lo studio continuano.


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