Lettera per uno sciopero di Maurizio Guerra


Carissima Annarosa,

come già detto in più occasioni, una categoria professionale intellettuale con attività commerciale (quindi impresa) non può fare SCIOPERO (per sciopero si intende l’astensione collettiva dal lavoro di lavoratori dipendenti allo scopo di rivendicare diritti, per motivi salariali, per protesta o per solidarietà); ma non è nemmeno una SERRATA ( La serrata è la chiusura di un’impresa contro la manodopera: con essa l’azienda non accetta la prestazione lavorativa offerta dai suoi dipendenti e rifiuta di pagarne ogni tipologia di compenso. Si tratta di una forma di pressione del datore di lavoro effettuata sui lavoratori.) e non risentitevi per questa mia disquisizione filologica poichè è invece concettuale. Infatti, tali forme di protesta si rivolgono contro i propri datori di lavoro (cittadini-clienti-pazienti) o contro i dipendenti.
E’ assurdo e inaccettabile, poichè il cittadino è l’unico alleato che ci è rimasto e nemmeno tanto convinto (data l’esibizione di ville o attici da capogiro, auto di lusso, barche, ed assenza frequente dalla farmacia in balia dei collaboratori, con farmacie penosamente fatiscienti all’esterno e all’interno, più simili a bazar del souk o al più a empori da farwest.)
Io comprendo che le mie parole verranno prese come un distinguo pignolo e inadatto ai tempi e irritante per chi si da da fare in qualche modo per protestare contro le innumerevoli ingiustizie iniziate contro di noi da uno Stato ignorante e stupido (nel quale non mi riconosco assolutamente) che iniziano dal 1993 e non sono mai più cessate, per inesistenza e arrendevolezza sindacale.
Tuttavia, abbiamo un arma molto più forte e legittima, che nessuno può contestare e che il sindacato può attivare senza paura nè riserve: le farmacie sono strutture private volute e create dallo Stato per dispensare sul territorio i medicamenti, insieme ai consigli relativi ed altre attività connesse, garantendosi una continuità professionale medico-farmacia-paziente a tutela della salute pubblica, con regole ferree istituzionali, ordinistiche e giuridiche che fossero facilmente controllabili da parte di tutte le autorità sanitarie e giudiziarie. Lo Stato ha deciso poi di accordarsi con queste strutture professionali per una dispensazione convenzionata, secondo certe regole e secondo certi costi, per dare ai cittadini pazienti le cure ritenute necessarie dallo Stato come garantite dalla Costituzione in forma gratuita per i pazienti e a totale carico economico dello Stato stesso.
Ora, dopo varie convenzioni, l’ultima del 1999 è scaduta nel 2002 e da allora, a causa della incapacità sindacale è stata ritenuta in regime di proprogatio (invenzione assolutamente particolare) e mai più riveduta e corretta, nonostante fosse stata disattesa immediatamente da parte dello Stato con la proclamazione della legge 405/2000 che, di fatto distruggeva il cappello dell’accordo nel quale si ribadiva che i farmaci dispensati per conto del SSN erano di esclusiva delle farmacie territoriali aperte al pubblico. Da subito si doveva protestare fortemente e sospendere la Convenzione, ma non fu fatto per paura dell’allora Ministra della sanità che minacciò la precettazione e il ritiro della Concessione ( ! ).
Ora, cari amici, poichè l’accordo triennale (son passati ulteriori 9 anni) è stato continuamente disatteso anche nelle parti economiche (ulteriori sconti di volta in volta aggiunti con vari provvedimenti e per le motivazioni piu disparate) e burocratiche (caricandoci sempre piu di obblighi e di incombenze) e poichè firmatarie di detta Convenzione sono, da una parte, la Conferenza stato-regioni e, dall’altra, il Sindacato, per quale motivo non si segue la strada più semplice ? Il Sindacato, supportato da avvocati esperti, proclama la decadenza della Convenzione chiede un nuovo accordo su basi totalmente diverse che tenga conto in primis di una adeguata remunerazione per il titolare di farmacia (paragonabile ad un direttore ospedaliero), in secundis una remunerazione adeguata per l’impegno finanziario aziendale, e in tertiis regole precise per il sostentamento dei collaboratori e delle strutture mediante parametri istituzionali di concessione per le nuove e le farmacie esistenti al fine di garantire una copertura totale ma anche un servizio farmaceutico ottimale e completo e non da terzo mondo.
Pertanto: no allo sciopero, no alla serrata, decadimento della Convenzione e rinnovo a brevissimo in senso migliorativo per gli operatori e per le aziende. Altrimenti le farmacie eseguono il loro mandato solamente a pagamento rispettando le regole e timbrando e prezzando le ricette SSN per restituirle al paziente che può andare a farsi rimborsare dalle ASL.
Il caso che si originerebbe metterebbe in ginocchio lo Stato nel giro di pochi giorni e se tamponassero con altre vie (para farmacie, corner, farmacie ospedaliere, ambulanze, facessero pure e staremo a vedere)
Tutto questo annunciato in un RADUNO di tutti i titolari di Farmacie e loro Collaboratori (tra i 15000 ai 45000 professionisti) il primo sabato disponibile secondo convenzione (scaduta) e contemporanea chiusura delle farmacie (tranne quelle di turno) per permettere a tutti di partecipare al raduno indetto dal Sindacato in piazza San Giovanni, in Piazza del Popolo, in Piazza del Quirinale, in piazza di Palazzo Madama, di Montecitorio, del Ministero all’EUR. Una invasione pacifica e composta di decine di migliaia di camici bianchi stanchi di essere il ventre molle e il bancomat dello Stato. Miglioramento burocratico, operativo ed economico come primi obiettivi, contro la manovra di riduzione della spesa e verso una razionalizzazione della stessa. Più lavorano le farmacie territoriali e meno lavorano gli ospedali, le guardie mediche e i pronto soccorso che, notoriamente ma anche secondo la corte dei conti, costano decine di volte più delle farmacie.
Sicuro di non aver fatto breccia nei vostri cuori ma di aver espresso idee chiare e condivisibili

vi saluto con amicizia
Maurizio Guerra


9 risposte a “Lettera per uno sciopero di Maurizio Guerra”

  1. ………devo ammettere che il dott. Guerra è uno tosto!!!! Fosse stato lui il Presidente di Federfarma i titolari non starebbero in questo caos. Devo ammetterlo, anche se mi costa, è il migliore. Complimenti dott. Guerra. Se stessi dalla stessa parte della sua barricata lo voterei di sicuro. Ha delle idee ed il coraggio di esprimerle!

  2. Condivido tutto quanto espresso dal dott. Guerra. I ‘problemi’ della categoria risalgono, invero, al 1986, anno in cui i titolari di farmacia della Provincia di Napoli proclamarono il ‘passaggio all’indiretta’… Fu facile accorgersi che tale forma di protesta danneggiava i cittadini in primis ed i titolari in secundis… nessun danno, tanto meno d’immagine, per le ASL napoletane e per la Regione Campania. Ci definirono ‘irresponsabili e cinici’ enumerando le nostre presunte ‘ricchezze’. La Regione Campania continuò nel suo ‘criminale’ ritardo dei pagamenti (ancor oggi si aggira sui dodici mesi) e dopo due anni ecco che rispunta la proposta del passaggio all’indiretta. Avversata da molti ma estremamente voluta dalla dirigenza dell’epoca, diede il via ad una serie di proteste individuali a colpi di atti ingiuntivi (molto sconsigliati dalla dirigenza). La proposta di recedere dalla Convenzione nasce in quei tempi da pochi ‘temerari’ che ‘osavano’ proporre forme di protesta reali… niente da poter mettere sul piatto della ‘bilancia politica’ …’qui pro quod’. Indubbiamente sarebbe il modo più efficace per mettere gli organi politici difronte alle proprie responsabilità. Sicuramente le farmacie operanti in zone popolari subirebbero un abbassamento di fatturato maggiore, in percentuale, delle farmacie delle zone residenziali o altolocate. Ma non vedo proprio altre vie d’uscita. Non c’è da sperare in alcuna ‘presa di coscienza’ da parte dei governi regionali e centrale. Per loro siamo solo da …’spremere’… Un saluto

  3. Caro Guerra… i colleghi manichei e onesti veri paladini della professione (pochissimi!!!) strillano da tempo contro le RACCATE DA EMESI che la sciagurata federfarma ci propina! Io sto lavorando da due anni come se il ssn nn esistesse ne ho già licenziato uno (nn laureato) e sto x lasciare a casa un dottore! Ho in previsione di finire di pagare la farma a 72 anni se va bene quando verro’ pensionato a 68 …che dire GUERRA, guerra sia e su tutti i fronti (anche fratricidi!!!) xche i titolaroni che ci hanno trascinato nella disperazione più nera meritano altro che rinnovi di convenzione. Fermo restando che “a ‘gla fac da per me” e che rivolgo un bel: “crepa bastardo” al collega col campanile di medici di base ed alle “farmacie macchine da guerra” che ci hanno tolto ogni dignità vorrei gridare a tutto il popolo farmaceutico che E’ TROPPO TARDI PER UN RISCATTO …SI SALVI CHI PUÒ… E NE HA LE CAPACITA PROFESSIONALI (ED IMPRENDITORIALI) …amen! Io starò a guardare facendo peraltro come sempre, ogni minuto della mia professione, il mio dovere ETICO e DEONTOLOGICO !!!

  4. AAA-VENGER …probabile paradottorino comunistello che scambia il margine lordo(!!!) con l’utile netto .. Dai retta pietisci x un cococo alla coop xche con la tua “chiara imprenditoria” sei già fallito ndr MNLF e PARA creperete tutti sotto il tallone di ferro del “libero mercato” … buon supermercato a tutti … Io il mio “bazar” l’ho (GIÀ) fatto BOUTIQUE

  5. (LA)
    « Omnia munda mundis; coinquinatis autem et infidelibus nihil mundum, sed inquinatae sunt eorum et mens et conscientia. »
    (IT)
    « Tutto è puro per i puri; ma niente è puro per i contaminati e gl’increduli, perché hanno contaminata l’intelligenza e la coscienza. »
    (Tito 1,15)

  6. Condivido tutto tranne l’infelice frase” in balia dei collaboratori “. Forse volevi scrivere con la balia dei collaboratori?

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