Pillola dei 5 giorni dopo: i ginecologi la prescrivono “poco”


Lo stato delle cose, per quanto riguarda la pillola dei cinque giorni dopo, non è dei più confortanti se si a favore, e non è dei migliori nemmeno se si è contrari. Sette ginecologi su dieci non prescrivono la famosa pillola a causa dell’obbligo del test di gravidanza. Sono passati sei mesi dall’arrivo in Italia del “contraccettivo d’emergenza” a base di Ulipristal acetato e su 200 ginecologi nemmeno un terzo riesce a prescriverlo poichè nel nostro paese è obbligatorio un test di gravidanza, solo dopo aver avuto l’esito negativo da questo esame il medico potrà prescrivere la pillola dei cinque giorni dopo. Una ricerca statistica della Società medica italiana per la contraccezione (SMIC) ha constatato come in Germania, paese che ha una legislazione simile alla nostra, ma senza obbligatorietà del test, e dove vi è un ricorso ai contraccettivi di emergenza inferiore a quello italiano, le vendite hanno raggiunto in cinque mesi le oltre tredicimila confezioni: in Italia nello stesso arco temporale la vendita si è fermata a circa 4.500 confezioni. Emilio Arisi, presidente della Smic ha dichiarato: “Questi dati confermano quanto avevamo già paventato prima della decisione dell’Aifa di inserire l’obbligatorietà del test su beta-Hcg nelle modalità di impiego del nuovo farmaco, ossia che questo avrebbe rappresentato un rischio concreto di inaccessibilità o comunque di difficoltà e ritardo nell’accesso alla contraccezione d’emergenza. Un’anomalia tutta italiana che sta penalizzando in primis le donne che devono sottoporsi a un test spesso non necessario. I risultati dell’indagine indicano chiaramente come ai ginecologi e ai medici italiani le norme attuali sull’uso della pillola dei 5 giorni dopo creino difficoltà pratiche, anche laddove il medico voglia aiutare la donna ad affrontare un momento di dubbio o criticità legato al fallimento di un metodo contraccettivo”. Insomma, la solita questione tipicamente italiana: diamo una “libertà” ma la rendiamo difficilmente praticabile. Non siamo popolo per scelte di campo, quando si scontrano due grandi teorie noi italiani tifiamo per il pareggio. Questo stato di cose scontenta entrambi gli schieramenti. Arisi ha poi aggiunto una questione molto pratica, e forse cinica alquanto, o per lo meno, “razionalissima”: “Questa imposizione si pone negativamente anche dal punto di vista dei costi per il Ssn, poiché è indubbio che la gran parte delle donne che richiede la contraccezione di emergenza lo fa perché non desidera una gravidanza, e quindi, se restasse gravida, percorrerebbe la scelta di un aborto volontario, con tutto ciò che ne segue. E’ dunque auspicabile che, dopo un breve periodo di valutazione, anche l’Aifa si adegui a quanto praticato in tutti gli altri Paesi dove ellaOne* è commercializzata, abolendo l’obbligo di effettuare un test di gravidanza”.  Quando ci scrolleremo di dosso questo Arlecchino servo di due padroni?


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