Decreto pronto, ma cosa ne è rimasto?


Finalmente si è concluso il lavoro della Commissione Affari Sociali della Camera, per quanto riguarda l’esame del Decreto Balduzzi. Ora l’iter continua e il decreto dovrà passare per le mani di altre commissioni, e secondo le previsioni dovrebbe giungere in aula Lunedì. I tempi dovrebbero essere rispettati, poiché la tempistica ha condizionato fortemente anche il lavoro della Commissione Affari Sociali. E’ stato un esame fatto di fretta, con operazioni “blitz”, molto criticate, che hanno ridisegnato il decreto originale e lo hanno reso più gradito alle Regioni. Insomma dopo le varie operazioni di tagliuzzamenti e riscritture sono sparite le norme per l’uso dei farmaci “off-label”: l’idea era quella di consentire l’impiego di farmaci fuori etichetta se l’Aifa avesse giudicato il farmaco off-label di pari sicurezza a farmaci più onerosi per il SSN. Idea sparita. Eliminata. Dovevano essere esclusi dal prontuario medico i farmaci inefficaci o meglio: “(I farmaci, ndr) la cui efficacia non risulti sufficientemente dimostrata alla luce delle evidenze rese disponibili dopo l’immissione in commercio”; e dovevano anche essere rivisti i prezzi dei farmaci che non soddisfano i criteri di economicità. Idea sparita. Cancellata. Le farmacie ospedaliere era previsto che potessero gestire e destinare i farmaci, o meglio: “attraverso operazioni di ripartizione del quantitativo di un medicinale regolarmente in commercio, allestire dosaggi da utilizzare all’interno dell’ospedale o da consegnare all’assistito per impiego domiciliare sotto il controllo della struttura pubblica”. Idea sparita. Cancellata. Insomma di quel che era il decreto è rimasto ben poco. Abbiamo assistito alla riscrittura dell’articolo 1, del 4, del 7… E’ stato un continuo scrivere e riscrivere tanto che il Ministro Renato Balduzzi ha dichiarato: “Le norme erano volte a realizzare il migliore equilibrio possibile tra le esigenze dell’industria e quelle della salute dei cittadini. L’obiettivo era di portare l’industria verso traguardi più vicini a quelli del Servizio sanitario nazionale. Complessivamente l’intenzione non era di penalizzare l’industria ma dare maggiori certezze, per esempio su tempi e tutela dei brevetti”. Il Ministro sembra quasi scusarsi per le vicende, e la trasformazione che durante l’iter ha intrapreso il Decreto che porta il suo nome. E Livia Turco, relatrice in Commissione Affari Sociali assieme a Lucio Barani, ha dichiarato in proposito: “Abbiamo assistito a una pagina penosissima del Parlamento e al trionfo di Farmindustria. Nel prontuario resteranno farmaci che non servono, solo per fare un favore all’industria farmaceutica”. Il trionfo di Farmindustria: questa l’accusa della Turco. In queste settimane abbiamo riportato spesso le mosse di Farmindustria: il ricatto di Scaccabarozzi, l’appoggio della Toscana e di alcune specificità regionali, il sostegno di BigPharma, i tavoli di discussione, le proteste, i numeri e le statistiche pubblicate in ogni dove… Insomma, Farmindustria ha fatto il suo lavoro, ci sembra. Gli altri?


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