Comma su pensioni del decreto Balduzzi: rispedito al mittente


“I dipendenti del Servizio sanitario nazionale che risultino in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, ai fini del diritto all’accesso e alla decorrenza del trattamento pensionistico in base alla disciplina vigente prima dell’entrata in vigore dell’articolo 24 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, avrebbero comportato la decorrenza del trattamento entro il 31 dicembre 2014, possono richiedere l’accesso al trattamento pensionistico entro tale data con il riconoscimento di un periodo aggiuntivo fino a 30 mesi. L’azienda sanitaria, ove conceda il collocamento a riposo con il predetto beneficio, è obbligata a rendere non disponibile un posto di corrispondente livello nella dotazione organica per un periodo minimo di tre anni e comunque può procedere a nuove assunzioni a tempo indeterminato nel limite massimo del 20 per cento del personale cessato dal servizio nell’anno immediatamente precedente. Al personale di cui al primo periodo il trattamento di fine rapporto sarà corrisposto alla data in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione dello stesso secondo le disposizioni di cui all’articolo 24 del citato decreto-legge n. 201 del 2011 e sulla base di quanto stabilito dall’articolo 1, comma 22, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148”. Questo è il comma aggiuntivo, approvato in Commissione,

contenuto nel decreto Balduzzi. Fondamentalmente si tratterebbe di un’eccezione alle regole stabilite dalla ferrea Elsa Fornero, che non ha mancato di esprimersi a riguardo: “Il governo ha già detto che è contrario e io lo ribadisco. Non ci sono fratelli maggiori e fratelli minori. Questa riforma pensionistica vale per tutti”. Non sembrano esserci spazi per trattare e la manovra per eludere la riforma fatta nelle stanze della Commissione per gli Affari Sociali è stata rispedita al mittente. Giuliano Cazzola vicepresidente della Commissione Lavoro ha dichiarato: “E’ singolare che la Commissione Affari sociali, ignorando il parere contrario della Commissione Lavoro su questo punto, abbia confermato un emendamento che consentirebbe a tutto il personale della sanità (e non solo agli eventuali esuberi) di andare in quiescenza di anzianità sulla base delle regole previgenti la riforma Fornero, con in più l’aggiunta di ulteriori 30 mesi di contribuzione figurativa. Non è accettabile che, mentre la Commissione Lavoro si sta impegnando da tempo per avviare a completa soluzione il problema degli esodati, si determinino smagliature bipartisan di tale portata, che non arriveranno da nessuna parte, perché totalmente prive di copertura, ma fortemente inquinate di smanie elettoralistiche”. Back to reality, direbbero oltre-oceano. Si torna alla realtà e continuano le schermaglie interne alle commissioni. Il tempo delle elezioni s’avvicina e tutti tornano a fare il proprio mestiere. Un mestiere che vive di promesse mantenute e non, di tentativi falliti, di manovre e manovrine, di aggiunte dell’ultimo minuto che favoriscano qualche elettore o qualche potente, di grandi errori e di occasioni mancate. Un mestiere necessario, uno specchio dell’animo umano. Probabilmente i relatori della Commissione Affari Sociali, assieme ai loro colleghi, saranno costretti a rimangiarsi il comma, munendosi di “bianchetto” e tornando celermente nei ranghi, o saranno capaci di aprire una polemica su questo punto?


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