Illustrissimo Presidente Monti, qui ci sono tanti giovani Titolari di Parafarmacia


Illustrissimo Presidente Monti,
chi Le scrive è un folto gruppo di laureati in farmacia che negli anni ha aperto delle parafarmacie.
Lei certamente ben saprà che da anni stiamo cercando di farci largo in una delle categorie più ostiche che ci sono in Italia. Grazie al Suo aiuto siamo anche riusciti a scongiurare la nostra chiusura prevista dal disegno di legge Gasparri-Tommasini. In verità proprio grazie al Suo Governo abbiamo ottenuto delle migliorie di non poco conto e di questo Le siamo grati. Oggi Le scriviamo per una questione sempre inerente il nostro operato e che riguarda la nuova riforma delle libere professioni approvata in Agosto.
Noi colleghi e compagni di avventura, lo scorso settembre spedimmo alle autorità per noi competenti una lettera avente per oggetto la comunicazione di inizio attività per la vendita di tutti i farmaci presso le nostre parafarmacie.
La nostra comunicazione prende spunto dalla nuova possibilità di esercitare liberamente la professione del farmacista in seguito alla riforma delle professioni che stabilisce “La limitazione, in forza di una disposizione di legge, del numero di persone che sono titolate ad esercitare una certa professione in tutto il territorio dello Stato o in una certa area geografica, è consentita unicamente laddove essa risponda a ragioni di interesse pubblico, tra cui in particolare quelle connesse alla tutela della salute umana…”.

La professione del farmacista fuori dalla farmacia è già permessa seppur in maniera limitata all’interno di locali a norma di legge che non siano le farmacie. Il libero esercizio della professione del farmacista è stata infine sancita dalla conclusione dell’iter legislativo della riforma delle professioni non potendo essere ravvisati gli estremi per la restrizione in merito a ragioni di interesse pubblico (quali la tutela della salute umana) sia perché il farmacista è garante della tutela della salute umana sia perché non incide sulla spesa pubblica farmaceutica, non essendo la vendita al pubblico di medicinale con obbligo di ricetta medica in alcun caso limitato dalla convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale ai fini della rimborsabilità. Non siamo solo noi Presidente Monti a sostenere che questo sarebbe vantaggioso per i cittadini, da diverso tempo lo dicono anche i garanti dell’Antitrust che si sono susseguiti negli anni, si innescherebbe un mercato più ricco di offerte e di conseguenza un reale risparmio basato su una sana concorrenza, senza che questo venga volutamente distorto e visto come “mercificazione”dei farmaci, sarebbero sempre e comunque solo i farmacisti i professionisti del farmaco.
Le scriviamo, Presidente Monti, perchè ad alcuni di noi è arrivato il diniego da parte del Ministero della Salute, diniego che non ha minimamente considerato i riferimenti di legge sulla libera professione e che noi avevamo creduto fossero invece fondanti per l’accesso ad essa.
Il Ministero della Salute ci ha comunicato che la nostra richiesta non poteva essere accolta poiché “… la vendita dei medicinali soggetti a prescrizione medica di cui all’art. 87, comma l,lettere a), b), c) e d) del D. Lgs.24 aprile2 006,n.219 è ancora regolata dall’articolo 122 del R.D. 27 lugho 1934, n. 1265 che stabilisce che “La vendita al pubblico di medicinali a dose o forma di medicamento non è permessa che ai farmacisti e deve essere effettuata nella farmacia sotto la responsabilità del titolare della medesima…”
Il comma 5-bis dell’art. 3 del d.l. 138/2011 ha avuto effetto immediatamente abrogativo, “ in ogni caso dalla data del 13 agosto 2012 ”, di tutte le norme degli ordinamenti professionali che siano contrastanti con i principi di cui all’art. 3, comma 5, lettere da a) a g) del medesimo d.l. 138/2011.
Il potere attribuito al Governo di riformare, con DPR, gli ordinamenti professionali per recepire i principi di cui alle dette lettere da a) a g) consisteva anche in un potere di articolare i principi in norme organizzative, permissive, propulsive e non solo impeditive. Una volta scaduto il termine del 12 agosto 2012, il Governo non ha più il potere di riformare gli ordinamenti professionali ma solo quello conferitogli dal comma 5-ter dell’art. 3 del d.l. 138/2011, per cui “Il Governo, entro il 31 dicembre 2012, provvede a raccogliere le disposizioni aventi forza di legge che non risultano abrogate per effetto del comma 5-bis in un testo unico da emanare ai sensi dell’art. 17-bis della legge 23 agosto 1988, n. 400”.
L’art. 17-bis della l. 400/1988, intitolato “Testi unici compilativi”, stabilisce al comma 1:
“1. Il Governo provvede, mediante testi unici compilativi, a raccogliere le disposizioni aventi forza di legge regolanti materie e settori omogenei, attenendosi ai seguenti criteri:
a) puntuale individuazione del testo vigente delle norme;
b) ricognizione delle norme abrogate, anche implicitamente, da successive disposizioni;
c) coordinamento formale del testo delle disposizioni vigenti in modo da garantire la coerenza logica e sistematica della normativa;
d) ricognizione delle disposizioni, non inserite nel testo unico, che restano comunque in vigore”.
Conseguentemente, il regolamento compilativo da emanarsi dal Governo dovrà, pena la sua illegittimità, riconoscere abrogate le disposizioni contrastanti coi principi di cui alle citate lettere da a) a g).
Ioltre il parere preventivo del consiglio di stato del 5 luglio, chiesto dal Governo sul DPR poi emesso il 7 agosto 2012 dal Consiglio dei Ministri, sostiene efficacemente la nostra interpretazione giuridica “… le leggi professionali sarebbero state abrogate “in ogni caso” dalla data del 13 agosto 2012…” e per tanto riteniamo che la dispensazione effettuata dal professionista con timbro identificativo dell’iscrizione all’ordine sia da configurarsi come libera professione (analogamente ai medici) in regime privato e che quindi non ci sia più alcuna limitazione per poterlo fare.
Quello che chiediamo a Lei Presidente è se il Governo ha preso in considerazione l’abrogazione delle parti dell’art 122 del D.R. del 1934 che contrastano con i principi della la nuova normativa sulle libere professioni, consentendoci di fatto di svolgere la libera professione e facendoci diventare Farmacie Non Convenzionate. Noi vorremo il Suo aiuto ed il Suo intervento in quella che riteniamo una questione di giustizia oltre che una svolta epocale per il sistema farmaceutico italiano. L’attuale situazione rende praticamente impossibile per un farmacista tedesco l’esercizio della libera professione nel nostro Paese e, al contrario, per i cittadini italiani laureati in farmacia è possibile recarsi all’estero, ad esempio in Germania, ed esercitare la libera professione. Noi non vogliamo che ci venga regalato qualcosa, come spesso Federfarma si affanna a dire, ma vorremo solo poter esercitare la libera professione, al di fuori della convenzione e non gravando sul sistema sanitario nazionale. E’ lo Stato che ci ha abilitati e per questo, Presidente Monti, Le chiediamo di patrocinarci in questa difficile battaglia. Sicuramente dall’alto della Sua storia in Europa Lei può aiutarci e rendere ancor più europeo il nostro Bel Paese, noi crediamo in Lei, persona onesta e interessata al bene dell’Italia e degli Italiani.

Confidando in una Sua presa di posizione a nostro favore, cogliamo l’occasione per porgerLe i nostri più cordiali saluti ed augurarLe buon lavoro, visto che c’è ancora tanto da fare per questo malato che è l’Italia.


Una risposta a “Illustrissimo Presidente Monti, qui ci sono tanti giovani Titolari di Parafarmacia”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *