Cosa farà Farmindustria?


Farmindustria ha fatto davvero di tutto in queste settimane per stimolare il governo a cambiare alcuni aspetti del decreto Balduzzi. Non che nei mesi precedenti Farmindustria fosse rimasta con le mani in mano, ma nelle ultime settimane, l’attività dell’associazione è diventata frenetica e visibile a tutti. Ma non c’è stato nulla da fare: la questione del principio attivo è ancora lì. Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, ha rilasciato alcune dichiarazioni che evidenziano il malumore dell’associazione delle imprese del farmaco: “Il provvedimento che contestiamo incide sulle sorti a breve di un’industria con 65.000 dipendenti, di cui il 90% laureati o diplomati; che esporta il 61% della produzione di 25 miliardi annui; che investe in ricerca e in impianti hi tech 2,4 miliardi all’anno. Un vero e proprio patrimonio manifatturiero per il Paese (secondo solo a quello tedesco), che l’Italia perderà presto se non si interverrà rapidamente per invertire la rotta che porterà altrimenti alla delocalizzazione e alla chiusura di molti dei 165 impianti sul territorio. Con conseguenze economiche e occupazionali devastanti”. Il presidente di Farmindustria è stato sempre molto risoluto nell’avanzare scenari apocalittici e nel focalizzare il nemico numero uno: “La prescrizione con principio attivo, inserita con il comma 11-bis dell’articolo 15 della Legge 135/20121. Questa disposizione sposta ope legis quote di mercato a favore dei medicinali generici senza arrecare alcun vantaggio né allo Stato, che già in precedenza rimborsava il prezzo più basso tra tutti i medicinali equivalenti acquistati, né al cittadino, che poteva già optare per il medicinale dispensato gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale, della cui esistenza era obbligatoriamente informato anche prima della nuova normativa”. Una disposizione, secondo Scaccabarozzi che serve soltanto a mettere in ginocchio l’industria del farmaco. Sul resto Farmindustria è disponibile a trattare, seppure gli aspetti che non le aggradano di questo Decreto siano molti, ma la prescrizione con principio attivo non è accettabile. In queste settimane, l’associazione delle imprese del farmaco ha cercato ed ottenuto anche l’appoggio delle Regioni per far meglio udire la loro voce in sede istituzionale; hanno avuto parlamentari a dar voce alle loro ragioni; hanno davvero fatto di tutto: minacciato di andarsene dall’Italia, gridato, proposto, spintonato, pubblicato dati… ma il governo Monti sembra esser assolutamente non incline a subire le pressioni di Farmindustria. Massimo Scaccabarozzi, infine, tiene a sottolineare che Farmindustria “non è contraria all’uso del farmaco a minor prezzo né alla corretta informazione al paziente – sia da parte delle aziende produttrici, sia dello Stato – mediata attraverso il medico o il farmacista, ma non può accettare che l’uso del “generico-equivalente” sia imposto normativamente, con la creazione di fatto di un mercato protetto. Del resto i dati dimostrano che le aziende di “generici-equivalenti” non sono penalizzate nell’accesso al mercato, che ormai – al pari degli altri Paesi europei – è formato per il 90% da medicinali a brevetto scaduto”. Un ultimo ragionamento che sa di non avere la forza per scardinare la posizione ferrea del governo, ma che ribadisce concetti già espressi a più riprese. Non sarà certo questa l’ultima mossa di Farmindustria per fermare la prescrizione con principio attivo, ci aspettiamo qualcosa di molto più forte; non possiamo credere ad una resa se non all’ultimo secondo. Cosa staranno preparando? E in caso non riuscissero ad ottenere l’abiura della prescrizione con principio attivo, cosa faranno le industrie farmaceutiche italiane e non, il giorno dopo l’entrata in vigore del decreto?


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