Le piccole imprese rischiano di morire, pressione fiscale al 68,5%


Il presidente della Cna Ivan Malavasi lancia l’ennesimo allarme sulla pressione fiscale in Italia soprattutto per quanto riguarda le piccole e medie imprese.

“Non trovo più parole, che in modo adeguato, riescano ad esprimere l’oppressione che il fisco esercita su imprese e lavoro”, con questa frase il presidente della Cna, Ivan Malavasi, lancia l’ennesimo allarme sulla pressione fiscale in Italia. Nel corso dell’assemblea annuale della Confederazione del’Artigianato e della Piccola e Media impresa, a cui parteciperanno anche il Ministro Passera, Bersani e Casini,  Malavasi ha voluto sottolineare che la pressione fiscale in Italia è una delle più alte del mondo e che “secondo le ultime stime della Banca mondiale la pressione fiscale sui profitti, sommando tasse e contributi, è al 68,5%”. “Nessuna impresa può pagare sempre più tasse per il solo fatto di esistere” ha proseguito Malavasi invitando il Governo a destinare alla riduzione della tassazione le risorse recuperate dalla lotta all’evasione perché “è giunto il momento di uscire definitivamente dalla trappola in cui ci siamo infilati, fatta di grandissima pressione fiscale, elevato numero di controlli e alto tasso di evasione”.

Per il Presidente della Cna le prospettive sul fronte del fisco non sono delle migliori visto che “nel 2012 con l’Imu l’imposizione sugli immobili produttivi è destinata a raddoppiare”. “Il peso delle tasse è il fronte principale su cui le imprese rischiano di essere sconfitte” ha sentenziato Malavasi, proponendo tre condizioni “necessarie per sostenere le imprese” in questa fase di crisi: una minore pressione fiscale per chi investe, maggiore disponibilità di credito e velocizzazione dei tempi di pagamento. Secondo la Cna le norme contenute nella legge di stabilità “ancorché necessarie, rischiano di produrre effetti ulteriormente depressivi sui redditi se non sono accompagnate da azioni dirette a stimolare la domanda, i consumi e gli investimenti” per questo si chiede un allentamento del patto di stabilità sugli investimenti, ma anche contributi a innovazione e ricerca e  lo sblocco dei fondi per il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione.

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