Liberalizzazioni farmacie – No, Caro Bersani non ci siamo


Gentile direttore,

le scrivo come farmacista (rurale) e come giornalista. Per sua conoscenza sono ex presidente Federfarma (Bologna, Regione, vice-nazionale) e rappresento le professioni in seno al Consiglio della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna. Leggo la puntuale intervista a Bersani (Via QuotidianoSanita.it) e penso che sia necessario chiarire il perché del nostro dissenso su un importante punto che ci riguarda (nel resto la pensiamo in gran parte come lui).

1.La cosiddetta liberalizzazione ha creato migliaia di parafarmacie con l’ambizione vera di poter vendere (insieme alla GDO). i farmaci con ricetta, cosa esclusa in tutto il mondo. In tale mancanza esse sono destinate ad una progressiva estinzione:in Francia, dove sono nate senza peraltro superare le 800 unità, stanno progressivamente scomparendo ‘dentro’ le farmacie! La storia della concorrenza di prezzo si è rivelata praticamente inconsistente, e la declamata capillarità fa ridere (nessuna parafarmacia esiste in centri abitati sotto i 5000 abitanti).2. Bersani deve spiegare come il sistema possa ‘mantenere i servizi che la filiera del farmaco assicura’ se gli toglie risorse per attuarli e non può ‘disporre dei prodotti innovatori’.

Aggiungo che questa ‘redde rationem’ riflette la drammatica assenza di una efficace strategia di comunicazione da parte della categoria sui veri punti che riguardano la nostra stessa sopravvivenza.

Franco Tugnoli


0 risposte a “Liberalizzazioni farmacie – No, Caro Bersani non ci siamo”

  1. La cosa più triste è dover rassegnarsi all’idea che i nostri politici , che dovrebbero ben conoscere la “Polis” ed essere testimoni dei bisogni delle persone che amministrano, non hanno la più pallida idea dei loro veri problemi. Non ne hanno la cultura storica pur possedendo lauree sudate, forse , sul campo, o gratificate ad Honorem. Il mondo della farmacia in Italia è cambiato dal 1968 con la prima legge che di fatto consenti anche ai laici, i figli del popolo, di diventare titolari di farmacia a seguito di concorso per titoli ed esami finalmente libero. Prima, oltre tutto bisognava dimostrare di essere in grado, finanziariamente, di poter sostenere l’onere del servizio. La CASTA, egregio dottor Luigi Bersani, subì un duro colpo perché tutte le periferie d’Italia si popolarono di piccole farmacie che con l’avvento del SSN acquisirono la dignità di Farmacie Convenzionate. Il vero gioiello della sanità italiana ottenuto con poca spesa e senza esposizione di capitali da parte dello Stato. Ora viene distrutto tutto in nome di una uguaglianza che ci renderà tutti uguali nella miseria e saremo tutti facile preda di chi ha voluto questo disastro sociale.

    Pasquale Sechi

  2. Bersani, continuiamo sul solco tracciato e su cio’ che abbiamo comunemente seminato. Quello che fanno negli altri paesi non ci importa un fico secco…siamo dei precursori tutti italiani. Il concorsone che avrebbe dovuto ”assorbire” le parafarmacie e’ tutto una bufala. Comunque il sistema continuera’ a mantenersi egregiamente anche se il 10% dei medicinali a pagamento sara’ commercializzato fuori farmacia tradizionale.
    A tal proposito venga presa in considerazione la nascita della farmacia NON convenzionata accanto alla liberalizzazione della fascia ”C”.
    Buon lavoro a tutti….

  3. Giusto per spiegare a chi ci segue, visto che si parla sempre di Europa, che in Germania (io che ci sono stato) un Farmacista non solo può aprire liberamente la propria farmacia, ma può decidere se aprirne una o fino al massimo di quattro. Inoltre i Farmacisti colleghi dipendenti, hanno un CCNN non da commerciante come da noi, ma un CCNN Sanitario come i medici. Perciò uno stipendio degno che porta alla scelta…O FACCIO IL DIPENDENTE E MI GODO LA MIA FAMIGLIA (SI LAVORA 6 ORE AL GIORNO) O MI METTO IN GIOCO E MI APRO LA MIA FARMACIA. Quindi si capisce bene che non tutti si vogliono mettere in proprio, dovuto al fatto che lo stipendio ti permette di vivere discretamente e dignitosamente e questo porta ad un equilibrio tra Farmacie che si aprono liberamente( ripeto, 3500 naturalmente secondo le leggi del mercato) e chi decide di fare semplicemente il dipendente senza quelle responsabilità consone alla
    gestione di una Farmacia.

    Ai colleghi Sechi e Tugnoli dico che la colpa di tutto ciò sta principalmente nell’incapacità da parte di Federfarma e quindi di tutti i Farmacisti Titolari (loro compresi) di arrivare ad una situazione come quella tedesca, in questi ultimi 20 anni avete pensato solo a finanziare politici e a candidarli in parlamento al solo fine di tenere bloccato il sistema.
    Il giocattolo, se ancori ci fossero dubbi, si è rotto le azioni intraprese sono irreversibili per dirla alla Bersani “la ruota deve girare”. Mi sa che questo è il nostro giro.

    Saluti

  4. 2 farmaciste ancora abbastanza giovani hanno acquistato, circa 2 mesi fa, una farmacia piccola di una frazione di poco più di 1000 abitanti a 1 milione e mezzo di euro, hanno dovuto spostare i locali in quanto la farmacia acquistata da un anziano era in un luogo obsoleto e privo di parcheggio, e fare un nuovo arredamento che per quanto non sia Bottigelli, qualcosa costa e rimettere tutto nuovo.Si sono indebitate di brutto per 30 anni e una delle 2 poverette ha detto di farlo per il figlio… a soli 35 anni….è questo il modo per fare i farmacisti in questo nostro paese?o volete che solo i figli dei ricchi possano svolgere la professione? ditelo chiaro senza tirare in ballo un sacco di inutili quanto stufanti storie di estinzioni di attività le parafarmacie che sono nate grazie a Bersani, ditelo a lui che per fare i farmacisti preferite che la gente normale si sveni insieme a tutta la famiglia, ditelo ai tedeschi, ai canadesi agli americani ……

    • La mia solidarieta’ per lei che comunque non sara’ mai contraccambiata…ma non vedo proprio cosa c’entri la sua storia con le parafarmacie, Bersani, le liberalizzazioni.
      Anche io ho investito in qualcosa( la parafarmacia) grazie ad una legge dello stato…i miei soldi valgono meno dei suoi?

  5. Dotto Mascheroni sono lieto di ritrovarla. Mi chiede il parere sul concorso straordinario e le dico sinceramente che il romanzo “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” di Carlo Emilio Gadda in confronto potrebbe essere considerato poca cosa. Troppe le confusioni e le contraddizioni che sicuramente renderanno difficile la stessa gestione concorsuale. La sua domanda è specifica però e mi chiede che ne penso delle possibili società fra farmacisti rurali. Messi fuori gioco dal colpo di mano di gente interessata a favorire altre realtà, il loro privilegio determinato dalla legge 221/68 equiparato assurdamente a quello svolto nelle parafarmacie di fatto li mette alla pari nella corsa verso la conquista di un ipotetico posto al sole. Ritengo però che che tali società saranno di difficile realizzazione in quanto, il rurale avrà come punteggio solo l’anzianità di servizio e le assegnazioni , se ci saranno, si giocheranno sui punti decimali aggiunti da voti di laurea e pubblicazione e master. Di fatto un rurali col massimo del punteggio e un buon voto di laurea avrebbe più convenienza ad associarsi con un docente universitario che aggiungerebbe i suoi decimali con le pubblicazioni ed altro. Ma i due , di cultura e formazione diversa dovrebbero poi convivere per dieci anni ed il rischio è grosso. Ma le cose assurde riguardano altri aspetti sul concetto di idoneità che stravolge le norme attuali creando di fatto dal nulla “l’idoneità straordinaria”. Mi chiedo che cosa potrebbe accadere, ad esempio se la società creata ai fini del concorso straordinario dovesse concludersi già al primo anno perché uno dei due vorrebbe “comprare ” una farmacia tutta sua. l’idoneità straordinaria così bellamente concessa gli permetterebbe l’acquisto? io credo di no. Credo che il “pasticciaccio” produrrà un nuovo vincitore: saranno infatti gli uffici legali a vincere tutte le farmacie presenti e future. Mi fermo qui per ora e vorrei il conforto del suo parere in merito. Buona
    domenica.

  6. Caro dottore,
    mi e’ stata chiesta una lettera commento al parere Fofi che trova anche su questo sito.
    A parte gli strafalcioni giuridici che vanno a creare un mostro giuridico ” comunione di titolarita’ tra soci e gestione in capo alla societa’ laddove nell’ art. 11 non si afferma nulla del genere .
    Indi se una circolare non puo’ essere tacciata di incostituzionalita’ o di esssere contra lege lo e’ l’ articolo 11.
    Conseguenze
    a) che fine fa la societa’ di farmacia rurale sussidiata il cui socio partecipa al concorso? diventa individuale, e se e’ costituita da meno di un triennio? decade?
    b) in caso di morte del socio non partecipante e genitore, l’ erede vincitore non puo’ ereditare la farmacia in quanto decadrebbe
    Insomma la legge scrive che il socio di farmacia rurale sussidiata puo’ partecipare al concorso, ma di fatto glielo impedisce.
    Evviva migliaia di ricorsi al Tar.
    cari saluti, dr. Sechi, ci aggiorniamo.
    mm

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