Genova dismette tre farmacie, crescono i comuni che vendono


C’è anche Genova nel sempre più lungo elenco di comuni che mettono in vendita le proprie farmacie. La “new entry” è stata ufficializzata venerdì, con la presentazione del piano di risanamento della società Farmacie Comunali da parte del sindaco, Marco Doria, e dell’assessore al Bilancio, Franco Miceli. In sintesi, il progetto prevede una ricapitalizzazione da 210mila euro e la vendita a privati di tre farmacie su 11. L’obiettivo è quello di togliere dalla crisi la spa (che nel 2012 sta registrando un deficit di 300mila euro, quasi il doppio rispetto ai 180mila del 2011) e salvaguardare i posti di lavoro, anche con l’allargamento degli orari di apertura e la contrazione della chiusura estiva.Le farmacie private, dal canto loro, stanno per il momento alla finestra. «I tre esercizi che verranno venduti» spiega il presidente di Federfarma Genova, Giuseppe Castello «sono collocati nella periferia cittadina, in zone non proprio appetibili, e dovrebbero essere ceduti singolarmente. E poi c’è la crisi: soltanto in questa provincia, sono una ventina le farmacie attualmente in vendita che non riescono a trovare un acquirente». Come se non bastasse, in città pesa anche il sovraffollamento: il quorum si aggira sui 2.800 abitanti per farmacia e nel concorso straordinario le quattro aperture previste per Genova riguardano soltanto sedi rimaste vacanti da assegnazioni precedenti.
Che sia sempre più difficile vendere lo conferma la lunga lista di comuni che da circa un anno cercano di vendere le loro farmacie. Si tratta per la maggior parte di piccole amministrazioni, con uno o due esercizi messi a gara e nessuno che si sia fatto ancora avanti con un’offerta. Qualcuno di questi comuni prova persino a riproporre la gara con una base d’asta ridotta, ma al secondo bando la comunità locale insorge perché pensa che si voglia svendere a prezzi di favore e scattano ricorsi al Tar. «Chi dismette» commenta Francesco Schito, vicepresidente di Assofarm «non sempre lo fa perché le farmacie sono in deficit, come a Genova. Più spesso si prende questa strada per fare cassa e ovviare ai tagli dei trasferimenti. Ma in questo momento, vendere è difficilissimo e ancora più difficile è ricavarci un buon gruzzolo».


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