Direttiva UE, entro il 25 ottobre 2013 regole comuni per il riconoscimento delle prescrizioni mediche


tonioborgLa direttiva porta il numero 2012/52/UE del 20 dicembre 2012. è pubblicata sulla gazzetta Ufficiale della Unione europea L356 del successivo 22 dicembre e, come recita la rubrica, contiene misure destinate ad agevolare il riconoscimento delle ricette mediche emesse in un altro Stato membro (il testo è consultabile e scaricabile qui).
Il provvedimento – che dovrà essere recepito e adottato dalle legislazioni nazionali dei Paesi Membri entro il 25 ottobre 2013 – in buona sostanza introduce regole comuni in materia di prescrizioni mediche in tutti i Paesi dell’Unione europea, definendo un elenco minimo di elementi che consentano al farmacista di verificare e riconoscere l’autenticità di una prescrizione medica presentata da un paziente che si trovi al di fuori dei propri confini nazionali.

Tonio Borg, Commissario Europeo per la Salute e la Politica dei consumatori, ha dichiarato che la direttiva segue il percorso avviato dalla Commissione lo scorso anno con l’approvazione di una legislazione sui diritti dei pazienti per l’assistenza sanitaria transfrontaliera. “L’adozione odierna di un codice di condotta per le prescrizioni transfrontaliere è un passo essenziale per il raggiungimento dell’obiettivo principale di questa normativa, ovvero garantire che i diritti dei pazienti di accesso alle cure di buona qualità nei confini dell’Unione europea diventi una realtà”” ha dichiarato Borg. “Queste regole aiuteranno sicuramente i pazienti che
viaggiano in un altro Stato membro ad ottenere le medicine di cui hanno bisogno nel Paese in cui si trovano.”

Nel complesso, il numero di prescrizioni transfrontaliere è basso, pari a circa 2,3 milioni di euro all’anno (una percentuale tra lo 0,02% e lo 0,04% di tutte le prescrizioni della Ue). Tuttavia, per gruppi specifici di pazienti, il miglioramento delle regole per il riconoscimento delle prescrizioni transfrontaliere segnerà una differenza importante: basti pensare, ad esempio, ai pazienti con malattie croniche che desiderano recarsi in un altro Paese e che potranno viaggiare senza correre il rischio di rimanere senza medicine, o ai i pazienti che vivono in regioni frontaliere o, ancora, ai pazienti portatori di una malattia rara.
L’adozione della direttiva nelle legislazioni nazionali eliminerà i problemi di riconoscibilità della prescrizione che attualmente incontrano, secondo le stime, almeno la metà dei pazienti che presentano una ricetta medica rilasciata nel Paese d’origine in una farmacia di un altro Paese. La direttiva prevede infatti che le prescrizioni contengano una serie di elementi descrittivi per aiutare a identificare il medico prescrivente, il paziente e il prodotto prescritto, sia esso un farmaco o un dispositivo medico. I prodotti medicinali, ad esempio (fatta eccezione per i farmaci biologici) vanno indicati, secondo quanto detta la nuova direttiva “con la loro
denominazione generica in modo da agevolare la corretta identificazione dei prodotti commercializzati nell’Unione sotto diverse denominazioni commerciali nonché dei prodotti posti in vendita solo in alcuni Stati membri. Quale denominazione generica va utilizzata la denominazione comune internazionale raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità oppure, in caso quest’ultima non esistesse, la denominazione generica d’uso corrente.”

Non sono invece previsti vincoli per quanto riguarda il formato, l’aspetto o la lingua in cui è redatta la prescrizione, né sono preclusi ulteriori elementi, in linea con le pratiche nazionali, che i medici aggiungono alla prescrizione.

Via ilmattinale


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