Farmacisti in rivolta per il contributo fisso di solidarietà Enpaf

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pellecchia_fisascat_cisl_salernoLa sindacalista Luisanna Pellecchia (Fisascat Cisl Salerno) pensa ad una class action contro l’Ente di Previdenza.

“Abbiamo chiesto da sempre alla Dirigenza dell’Enpaf incontri per affrontare alcuni temi non più procrastinabili per i Farmacisti non titolari, che specialmente al Sud, si barcamenano tra mille difficoltà di sostentamento e molto spesso vedono le loro “tasse” pagate dai genitori o dai mariti, in quanto non percepiscono reddito. Per quanto riguarda l’Enpaf, l’Ente di Previdenza ed assistenza farmacisti, tutto questo non esiste”. Così Luisanna Pellecchia, sindacalista della Fisascat Cisl Salerno, si scaglia contro il contributo fisso di solidarietà che i giovani farmacisti devono versare obbligatoriamente all’Enpaf, l’ente di previdenza sociale di categoria. Innanzitutto la quota di solidarietà che non dà il diritto al lavoro, né alla pensione, per cui se come e vero, diversi farmacisti dopo i primi 5 anni di disoccupazione ancora non trovano da lavorare, non è lecito pensare che possano pagare il 50% della quota intera. Pertanto abbiamo richiesto a lungo che a chiunque ne faccia richiesta ed è nelle condizioni di farmacista non titolare, sia riconosciuta la possibilità di pagare o l’85% o la quota ridotta per sempre, anche dopo i primi cinque anni. Invano”.

Altro problema inoltre sarebbe quello dato dalla quota ridotta al 3% della quota intera. “Questa quota come è logico aumenta sempre all’aumentare della quota intera, ad esempio già da quest’anno non è più 155 ma di 172 euro.22 Noi chiediamo ancora una volta, che la quota al 3% sia sostituita da una quota fissa, anche perché non è passibile di restituzione Altro problema riguarda la restituzione: i farmacisti che vogliono rimanere iscritti all’Albo pur essendo insegnanti o altro e che sono costretti a cancellarsi e ad avere rimborsati gli anni solo fino al 2003 e non per gli anni successivi.  E’ giusto tutto ciò. E gli anni dal 2003 in poi dove vanno? Nelle casse capienti dell’Enpaf, se è vero, come è vero,  che l’Ente ha una riserva tecnica che al momento in cui scriviamo copre 50 anni da oggi”, ha detto la Pellecchia. “Ad esempio ci sono i pensionati non ENPAF, che sono costretti a pagare il 50% della quota, quando da iscritti lavoratori pagavano l’85%: non sarebbe più giusto farli rimanere all’85%, se decidono di restare iscritti. Inoltre per i farmacisti,  non è possibile trasferire la quota versata all’Enpaf nel fondo previdenziale scelto, dovendo, così, forzatamente ed ingiustamente rinunciare a tutti i vantaggi fiscali e di rendita conseguenti ad una eventuale ricongiunzione. Non pensate che questa sia una  situazione ingiusta, vessatoria e lobbistica? Attualmente ci troviamo costretti a rimanere nell’Enpaf solo per garantire la pensione a chi non ha altra forma di previdenza obbligatoria, ovvero ai circa 16mila farmacisti, che pagano la quota intera annua di 4.200 euro. Inoltre da quest’anno si andrà in pensione a 68 anni di età, con oltre 30 anni di iscrizione e contribuzione all’ente e, badate bene, con 30 anni di lavoro in farmacia o in uno dei lavori che loro dicono che valgono ai fini dell’iscrizione all’ente”. Secondo la sindacalista della Cisl sono circa 49mila i farmacisti non titolari che pagano la ridotta all’85% e circa 13.000 Farmacisti che pagano, per i primi 5 anni, la quota di solidarietà. “A questo punto Noi abbiamo chiesto anche tramite l’Ordine dei Farmacisti di Salerno che la quota di solidarietà di  172 euro che, non è utile all’iscritto per maturare il diritto alla pensione di vecchiaia, di anzianità ovvero di invalidità, e peggio ancora dura solo per i primi cinque anni di disoccupazione involontaria; dopo di che i Farmacisti non Titolari devono cancellarsi, che il contributo di solidarietà e/o quello ridotto sia versato per sempre e non solo per i primi 5 anni, in quanto un Farmacista può lavorare al giorno d’oggi anche per meno di sei mesi ed un giorno,  un anno si ed un altro no, senza dover avere anche l’incubo di essere costretto a  pagare la metà della quota all’Enpaf (2200 euro circa l’anno). Il contributo di solidarietà poi non può essere trasferito ad altro Ente nell’ambito delle procedure di ricongiunzione né è utile ai fini della totalizzazione. Pertanto il lavoratore si deve preoccupare che parte della sua retribuzione sia forzosamente destinata a enti di cui non condivide la gestione e che non ha scelto, sottraendo, così, risorse da destinare a forme previdenziali da lui scelte o all’Inps. Inoltre il contributo di €692 annui della quota ridotta dell’85% potrebbe essere convogliato alla previdenza complementare scelta, o aggiunto al resto del patrimonio che si sta capitalizzando ed andrebbe così ad arricchire la rendita vitalizia. L’Enpaf, pur obbligatorio per i titolari di farmacia e per i titolari di  parafarmacia, rappresenta un fondo a cui si dovrebbe poter accedere in forma solo facoltativa per chi ha già un’altra forma di previdenza obbligatoria e per chi non c’è l’ha potrebbe pagare il contributo fisso di solidarietà per sempre analogamente a quanto già si fa nell’Ordine dei Veterinari. Per tutto questo ora che la misura è colma chiediamo a tutti i farmacisti non titolari di darsi una mossa e fare finalmente una class action come si deve, anche perché tra poco con il nuovo concorsone ci saranno altri Farmacisti titolari anche se in forma associata, che saranno costretti a pagare le quote intere, per cui altro che 50 anni di riserva tecnica, l’Enpaf passerà rapidamente a 100 anni di riserva tecnica. Pertanto dobbiamo farlo prima che sia troppo tardi”.

16 COMMENTS

  1. VI RINGRAZIO MOLTISSIMO PER AVER PUBBLICATO IL MIO INTERVENTO SULL’ENPAF. IO SPERO CHE I COLLEGHI SI UNISCANO PER FAR SENTIRE LA LORO VOCE. COMUNQUE HO ANCHE LA PROPOSTA CHE HO INOLTRATO AL CONSIGLIO DELL’ENPAF A LUGLIO 2012. SE VOLETE POSSO MANDARVELA. LA PROPOSTA E’ STATA APPROVATA DAL CONSIGLIO DELL’ORDINE DI SALERNO.
    GRAZIE ANCORA LUISANNA PELLECCHIA

    • La CLASS ACTION è l’unica possibilità che ci rimane per porre un limite alla arroganza e alla miopia di tutto il direttivo Enpaf che ancora non ha messo a fuoco il dramma che oggi molti colleghi sono SENZA LAVORO per cui dovrebbero almeno per questi avere la DECENZA di lasciare FACOLTATIVA la possibilità del versamento.Ti confermo che solo ad AGROPOLI conosco una decina di colleghi pronti a tassarsi per questo ULTIMO tentativo e veder riconosciuta almeno la DIGNITA’ di chi ha perso il lavoro.Grazie per il tuo incessante impegno.Rimango in attesa di ulteriori sviluppi.
      Nicola Spinelli

    • per quanto riguarda il contributo di solidarietà l’unico modo per sperare di ottenere qualcosa è chiedere rendicontazione di come viene speso il fondo e – se non è per solidarietà, come è presumibile- fare causa per malversazione
      http://www.altalex.com/index.php?idnot=51198
      ci vuole tempo e soldi per un buon avvocato perchè in italia la class action non si può fare. solo, a fine processo – sicuramente in cassazione- il caso fa giurisprudenza. il sindacato si dovrebbe muovere in questo senso, è l’unico che può portare a qualcosa. 🙂

  2. I sindacati hanno bisogno del consenso dei lavoratori, di solito non promuovono ”class action”, ma si muovono il maniera ”sindacale” con la forza dell’appoggio di chi devono rappresentare. I farmacisti non titolari non hanno mai usato questo strumento, forse perche’ erano troppo occupati a trattare personalmente, uno per uno i termini di un contratto che dovrebbe essere collettivo e nazionale. Oltre il contributo di solidarieta’, c’è molto altro…la prima cosa che mi viene in mente: il contratto sanitario. Ma forse il sindacato ci potrebbe anche spiegare, andando ad approfondire, quale criterio e su quali leggi i comuni si siano basati per individuare le ”sedi nei deserti” nel concorso straordinario.

  3. di cose da dire ce ne sono a centinaia su Enpaf-Federfarma-Fofi che sono la stessa cosa con ai vertici le stesse persone. il contributo di solidarietà(ma a chi?) è una cosa assurda, ai limiti del legale per chi ha un’altra contribuzione e Enpaf non è una pensione, non si sa bene cosa sia,una riserva di soldi di federfarma travestita da pensione? 500 euro dopo 40 anni di versamenti a quota intera sono francamente una cosa assurda, andavano bene ai titolari del passato per varie ragioni, in primis per il fatto di essere sganciata dal reddito e loro ce li avevano tutti altini direi….. ma ora ci siamo pure noi, titolari di parafarmacia con molti anni di contribuzione INPS che non si possono ricongiungere a questa ciofeca di pensione Enpaf, e come ci hanno voluto subito farmacisti di serie A per pagare la quota intera e farci cacciare dall’Inps…per un dipendente che ha già INPS è pura follia pagare pure Enpaf, poca o molta non importa e come già succede per altri ordini professionali , i dipendenti non devono pagare un bel niente perchè niente riceveranno da questo stranissimo ente, che rispecchia fedelmente questa stranissima ambientazione sociale professionale italiana.è il nostro uno degli strani casi per cui essere iscritto ad un ordine è più che altro una disgrazia continua e uno spennamento continuo….

  4. a dire il vero chi versa la quota intera deve campare ben oltre i 100 anni per riavere ( svalutati) ciò che ha versato.Le pensioni dentro i carrozzoni vanno abolite una volta per tutte. Un sistema pensionistico libero invece e discrezionale in un fondo privato con la facoltà di andare in pensione come e quando uno vuole all’età che gli fa comodo e proporzionale a quanto ha voluto versare.Inutile strapagare dirigenti , amici degli amici, parenti o non so chi per tenere in piedi questi elefanti.

  5. sarebbe l’ora di fare una class action contro questo ente inutile e pubblicizzare in maniera capillare tutti gli iscritti agli ordini …vedrete che aderirebbe la maggioranza!
    Da parte mia a questo punto dopo 27 anni di contribuzione Enpaf come farm.dipendente e con la prospettiva di avere un 100 eu al mese fra 12 anni a 67 anni preferirei non pagare più ….se poi mi restituissero subito anche la terza parte di quello che ho versato anche meglio!

  6. …e di noi titolari di parafarmacia che ci dobbiamo far prestare i soldi per pagare la quota intera dell’enpaf come i nostri colleghi più fortunati non si dice niente? Io sarei per l’abolizione totale dell’assurdità che è l’ enpaf!

    • assolutamente d’accordo, o se proprio dobbiamo pagare dovremmo versare quanto i dipendenti di farmacia, sarebbe molto più ragionevole.

  7. perchè non parliamo anche dei titolari di Parafarmacia che, nonostante non fatturino quanto una farmacia, pagano per intero la quota contributiva ENPAF aggravando così l’utile dell’attività fino al passivo, in alcuni cadi addirittura causando la chiusura dell’attività. Vi sembra giusto?D’altronde basterebbe fare una richiesta di presentazione da parte dell’ENPAF del fatturato delle attività per poter capire di fronte a quale disparità siamo.

  8. Premetto che sono d’accordo con tutti i commenti precedenti.
    Vi invito ad andare a guardare il bilancio preventivo dell’ente pubblicato sul sito. In periodo di spending review mi piacerebbe capire quale contributo darà l’enpaf riducendo alcune spese. Faccio un solo esempio ma sarebbe interessante analizzare tutte le voci di spesa per capire meglio dove vanno a finire i nostri soldi: i 68 dipendenti dell’ente costano piū di 5.000.000 all’ anno. quindi a testa ( compresi i portinai) guadagnano 73500/anno cadauno vale a dire netti min 40000€.Ma i farmacisti dipendenti quanto guadagnano???? A malapena 20.000€ all’anno. Si potrebbe iniziare a ridurre gli stipendi dei dipendenti enpaf in linea con quelli dei farmacisti dipendenti.
    Altra valore sconvolgente: ci sono più di 100.000.000 di utili ; che fine fanno? E gli utili degli anni precedenti dove sono stati investiti?
    Sono incompetente in materia ma questi numeri mi fanno riflettere.
    Vorrei sentire vostri commenti o meglio ancora avere risposte tecniche in merito.

  9. Sono una farmacista,laureata dopo anni di fatica frequentando un’ Universita’ tutt’altro che facile.Ho trovato soltanto lavori per brevi periodi ed ora,dopo 5 anni,sono stata costretta a cancellarmi dall’Ordine perchè dovrei pagare il 50% della quota per la bellezza di 2000 e piu’ euro.Vi sembra giusto??PAGARE perchè DISOCCUPATA?Sono ora costretta a rifiutare i soliti contrattini brevi come farmacista perchè non sono piu’ iscritta all’Ordine.Non mi permettono di lavorare…sono sfiduciata e delusa..Oppure potrei iscrivermi di nuovo e DONARE tutto quel poco che guadagno all’Enpaf,lavorare giusto per passatempo..è assurdo!

    • E’ una vergogna! Promuovete su una piattaforma virtuale un gruppo di discussione su queste tematiche (es. facebook).
      Da lì ognuno (e possibilmente in tanti), confronta le proprie esperienze e interagisce con gli altri su eventuali azioni di ”class action” oppure per organizzare incontri con politici o consultare in gruppo o singolarmente dei legali. Aprite un gruppo e cominciatene a discutere(su facebook forse c’è gia’ e se non c’è createlo). Non ultimo provate a contattare i sindacati (quelli veri non le associazioni). Se non vi date da fare, allora inutile lamentarsi.

  10. Assolutamente d’accordo sulla class action!! Il contributo di solidarietà per sua natura dovrebbe essere volontario e, tra l’altro, era stato istituito in modo temporaneo. Assurdo!!! Ma facciamo anche un po’ di pressione ai politici però! Non è pensabile che un lavoratore che porta a casa uno stipendio bassino sia “costretto” a versare quasi 700€ all’anno senza ricevere nulla come contropartita. Secondo me è anche tecnicamente fuori legge. Certo è che bisogna muoversi. Grazie Pellecchia, vada avanti che il nostro sostegno, anche economico, non mancherà.

  11. faccio l’insegnante,ho ricevuto una letterina ove mi veniva richiesta l’integrazione al 50%per gli ultimi sei anni (10 000 euro, due anni di lavoro fuori casa) .Non potrò mai riavere neppure in parte il denaro versato nè come rimborso nè come congiungimento ai contributi INPS.Conduco già una vita faticosa e temo per il futuro.Avrei ritenuto giusto che tale frutto della fatica potesse sostenere la crescita di mia figlia che amo. Non piango per dignità e mi chiedo come sia possibile che una intera generazione colta si lasci sopraffare dall’abuso e dalla tracotanza di chi con indifferenza segnala che l’ordine è per i professionisti ma,che all’occorrenza, di quelli che non esercitano , vanno bene i soldi.

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