Frontiere aperte per i cittadini Ue anche in campo sanitario. Tra poco piu’ di due settimane verrà applicata la direttiva europea sulle cure transfrontaliere, che appunto aprirà le ‘frontiere sanitarie’ a tutti i cittadini Ue. Dal 25 ottobre per i cittadini europei anche le cure saranno senza frontiere: con la direttiva 24/2011, i pazienti potranno scegliere liberamente dove farsi curare all’interno dell’Unione europea, tranne che per i servizi nel settore dell’assistenza di lunga durata, i trapianti, e i programmi pubblici di vaccinazione. Ogni Stato membro dovra’ garantire privacy e parita’ di trattamento dei pazienti di altri Stati membri.
Al contrario, invece, e’ possibile che si chiudano i confini per i medici e gli operatori sanitari, che abbiano ricevuto una sanzione disciplinare o una condanna penale. La proposta legislativa in Europarlamento impedisce infatti agli operatori condannati di esercitare in tutti gli Stati membri dell’Unione. Ma non sarebbero solo i medici ad essere interessati, il divieto potrebbe estendersi anche a infermieri, farmacisti e specialisti di assistenza all’infanzia e in generale operatori sanitari di tutta Europa, che abbiano ricevuto azioni disciplinari o condannati a sanzioni penali nel loro paese d’origine. Un provvedimento valutato positivamente dai medici italiani. ”E’ un cambiamento molto positivo – commenta Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli ordini dei medici -. Lo sforzo dell’Unione europea di armonizzare l’accesso alle prestazioni e alle professioni non puo’ non prevedere delle regole comuni a tutti. E’ un principio di rigore e sicurezza. Il medico radiato per un comportamento riprovevole non puo’ esercitare in un altro Stato”.
Inoltre, sempre nella proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio di modifica della direttiva 2005/36/CE, sul riconoscimento delle qualifiche professionali, sara’ attivata anche una nuova carta elettronica contenente le qualifiche professionali per facilitare la mobilita’ dei professionisti all’interno della comunita’. ”Le nuove regole – spiega una nota dell’Europarlamento – accelereranno il processo di riconoscimento, che in alcuni casi potrebbe richiedere un minimo di quattro settimane”.