Continua a crescere il numero di farmacie che “per necessità” si affacciano al mondo delle esportazioni di medicinali verso i paesi del nord-Europa, quasi sempre prestandosi alla “raccolta spicciola” di medicinali a favore di più grandi Distributori/Esportatori.
L’illusorio vantaggio per tali farmacie, rappresentato dai guadagni facili e veloci dovuti alla marginalità realizzata grazie ai più elevati prezzi degli altri paesi europei, si traduce spesso in una perdita in termini di numero di ricette e di pezzi movimentati, a vantaggio di quelle farmacie che invece si pongono l’obiettivo di divenire punto di riferimento territoriale dei cittadini garantendo loro la disponibilità dei medicinali e di tutti i servizi necessari alla collettività.
E il cittadino, quindi, diventa la vittima di questo sistema, costretto ad una “caccia al tesoro” per reperire la farmacia dove avrà la possibilità di trovare il farmaco di cui necessita, e purtroppo non si tratta di medicinali qualunque: si va da quelli utilizzati per il dolore neuropatico e il disturbo d’ansia generalizzata, ad alcuni antidepressivi, antiepilettici fino a medicinali fondamentali per la cura di malattie degenerative, come il morbo di Parkinson.
Non è da meno la “caccia al tesoro” di quelle farmacie che intendono essere un punto di riferimento territoriale per il cittadino, le quali vanno alla ricerca del grossista che ha la disponibilità di quei medicinali in genere contingentati.
Nel merito, sentiamo il parere del dr Crescenzo Cinquegrana, farmacista dirigente della Guacci Distribuzione farmaceutica, azienda leader del settore in Campania che da sempre si pone al servizio delle farmacie territoriali.
Dr Cinquegrana, come arginare il fenomeno delle esportazioni?
Sono scettico sui tanto annunciati cambiamenti nelle politiche di fissazione dei prezzi dei medicinali in Europa: l’Italia è il “discount” europeo dei medicinali, e rimarrà tale.
Per frenare le esportazioni e rendere disponibili i medicinali sul territorio deve cambiare, nella mentalità dei titolari, l’idea di farmacia: con la redditività della ricetta in costante calo, la farmacia avrà futuro se riuscirà a coprire al 100% le esigenze di salute del cittadino, dal controllo dell’aderenza terapeutica alle nuove opportunità della cosmeceutica e della nutraceutica, passando ovviamente dalla disponibilità a garantire la reperibilità in farmacia di importanti medicinali.
Infatti, spesso i farmaci oggetto di esportazione sono farmaci innovativi verso i quali il farmacista ha la possibilità di guadagnare ampi “margini professionali”, in termini di controllo dell’aderenza alle terapie, farmacovigilanza e farmacoutilizzazione.
E quali sono i riscontri che lei percepisce dalle farmacie territoriali?
Molti titolari hanno già intuito che garantendo la disponibilità di quei medicinali tanto ambìti all’estero riescono a recuperare spazi professionali ed a fidelizzare i cittadini, ponendosi come farmacia di riferimento anche per quei pazienti provenienti da territori più distanti.
In questi casi, il passaparola diventa per la farmacia la più gratificante forma di pubblicità. E alcuni titolari che si erano cimentati nella “raccolta spicciola” di medicinali, a favore solo dei grandi esportatori, si stanno ravvedendo.
E nell’ambito della distribuzione intermedia, quali sono le difficoltà?
La difficoltà sta nel reperire tali medicinali dalle aziende produttrici che, per limitare i fenomeni di esportazione, tendono a contingentare le consegne garantendo comunque delle quantità utili a coprire le esigenze territoriali.
E perché risultano comunque delle carenze?
Poiché nonostante le quantità ipotizzate dalle aziende, c’è comunque una quota di medicinali che “sfugge” verso l’estero tramite i grossisti/esportatori.
La Guacci SpA effettua esportazioni?
No. Non effettuiamo esportazioni. Né direttamente, né tramite società collegate. Grazie alla lungimiranza del titolare, dr Luigi Guacci, l’azienda Guacci ha sempre cercato di garantire alle farmacie proprie clienti la disponibilità di tutti i medicinali, anche di quelli contingentati. Ciò è stato possibile grazie anche ad un “patto di collaborazione” con le aziende produttrici, a cui abbiamo dato la disponibilità a vagliare le nostre movimentazioni, e con l’impegno di monitorare quei “picchi” di acquisto da parte di alcune farmacie, palese segnale di un eccesso di movimentazione verso l’estero. Non è semplice far comprendere l’importanza di questo nostro atteggiamento a queste farmacie, ma fortunatamente la maggior parte delle farmacie apprezza la qualità e l’efficacia del nostro servizio.
Ma sulle esportazioni parallele non c’è controllo da parte delle Autorità competenti?
E’ bene precisare che il parallel trade è una forma di scambio legale in seno al mercato interno europeo fondata sull’articolo 28 del trattato CE del 1957. Ma come già diramato da Federfarma Nazionale nell’ambito dell’operazione “tolleranza zero”, le farmacie che decidono di intraprendere quest’attività devono osservare tutta una serie di disposizioni: ottenere apposita autorizzazione ai sensi del DLgs 219/2006, osservare le relative Norme di Buona Distribuzione, dotarsi quindi di locali, installazioni e attrezzature idonee, così come la disponibilità di mezzi di trasporto coibentati, per assicurare la corretta conservazione dei farmaci e il recapito entro le 12 ore.
Inoltre, il personale dev’essere in numero adeguato, formato secondo le regole e diretto da un responsabile laureato in farmacia, chimica o Ctf. E infine, dev’esserci almeno il 90% dei medicinali autorizzati e rimborsati dal Ssn, degli omeopatici e dei generici, garantendo la presenza di tutti i medicinali di cui alla tabella 2 della Farmacopea ufficiale, nella quale rientrano anche gli stupefacenti. L’inosservanza di questi aspetti, pone la Farmacia a rischio sanzioni.
Infine, una curiosità. Che fine fanno le fustelle dei medicinali che vanno all’estero?
Non ne ho idea. Bisognerebbe chiederlo ai soggetti impegnati in quest’ambito. Immagino che con tracciabilità e targatura, le competenti Autorità ne abbiano registrazione.