Dopo la definizione e l’approvazione del d.lgs in materia di carenze farmaci in Italia, anche la Commissione UE di Bruxelles sembra aver mostrato qualche cenno di apertura su di una tematica, ovvero il parallel export, che da sempre, ed in particolare nell’ultimo periodo, ha reso particolarmente complessi i rapporti coi vari paesi della stessa Unione Europea fiaccati dal problema del libero commercio, eccessivamente difeso dalla Commissione stesso senza considerarne le implicazioni nel campo farmaceutico.
Da questo punto di vista, alla luce dei problemi derivati dalla mancanza di rifornimenti basilari, spesso, per la vita e la salute dei cittadini, Antonio Tajani, commissario per l’Industria e l’Impresa, ha dichiarato, in merito al tanto discusso Tfue, Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, come, nonostante vi sia la difesa con gli articoli 35 e 36 delle azienda e della loro libertà di commercio, sia possibile che le richieste dei Paesi possano essere accettate in funzione dello stesso articolo 36, se quest’ultimo viene interpretato per giustificare la tutela della salute, divenendo quindi legittimo: “tali restrizioni possono comunque essere compatibili con l’articolo 36 del Tfue quando a giustificarle è la tutela della salute e il loro ricorso è necessario e proporzionato“.
Non esiste ancora nessun tavolo di trattative con la Commissione per la definizione di un meccanismo europeo anti carenze farmaci, sebbene nell’aria sembra che la proposta voglia prendere forma, eppure proprio queste parole di Tajani, rilasciate per altro già diversi mesi fa, ben prima dei problemi manifestatisi col parallel export, potrebbe per davvero dar vita ad un confronto per contrastare un fenomeno che sta mettendo in difficoltà la sanità, in particolare italiana, a causa dei forti squilibri economici, per i prezzi dei farmaci su altri mercati, dando vita a comportamenti che seppur permessi dalla legge, risultano particolarmente sleali e poco accettabili.