Lobby del farmaco: viaggi omaggio, convegni regali e documenti falsificati

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pharmaIl caso sulle lobby del farmaco, dopo i recenti scandali targati Roche e Novartis, con la prima al centro dei riflettori sia per l’Avastin che per il Tamiflu, hanno gettato particolare attenzione sui movimenti condotti dalle multinazionali di settore per incrementare i propri guadagni, risultato garantito, come noto oramai ai più e tramite diverse inchieste, col supporto compiacente, e ben retribuito, da parte di tutta una fitta rete di figure professionali inserite in vari ambiti della sanità italiana, in particolare medici, convinti ad iperprescrivere tipologie di farmaci indicate.

Sulla vicenda, trattata ed analizzata anche da un film, ovvero “Il venditore di medicine“, sbarcato recentemente al cinema riproponendo le ricostruzioni dei fatti dalla visuale di un informatore scientifico, sono state diverse le indagini condotte grazie alle segnalazioni ottenute da professionisti inseriti all’interno del giro, svelando trucchi e segreti delle modalità con le quali avvenivano gli scambi di “favori” tra medici compiacenti e grandi aziende del settore. In particolare, come svelato proprio da un ex informatore scientifico per una nota multinazionale, molto del meccanismo si basava sulle iperprescrizioni garantendo ai medici dei benefit economici forniti sotto forma di viaggi e congressi all’estero, per viaggi di comodo camuffati per giustificare gli esborsi economici da parte delle aziende.

Per favorire tali sistemi le lobby del farmaco avrebbero persino falsificato documenti ufficiali, ciò per far partecipare a convegni dedicati ad un ambito medico, dottori specializzati in altri settori che altrimenti non avrebbero potuto presenziare, facendo venire meno l’interesse delle aziende che non potevano sostenere esclusivi congressi all’estero per tutti gli specialisti inseriti nella rete, ovvia quindi la necessità di raggruppare tutti sfruttando anche le debolezze del Ministero della Salute, i cui controlli sarebbero inesistenti a patto di presentare i dovuti documenti per non destare sospetti: “Spacciavo per cardiologo un medico di base in modo che potesse partecipare al convegno all’estero rivolto solo a chi ha una determinate specialità… il medico deve presentare una richiesta di partecipazione su carta intestata…Io procuravo il timbro con l’intestazione falsa, lui firmava e l’azienda si parava il culo.  Taroccavo anche il libretto, quello dove il medico fa le prescrizioni, per dimostrare che era specializzato in quella patologia e non in altre. Tanto l’azienda sapeva che non c’erano controlli”.

 

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