La compliance terapeutica rappresenta uno dei fattori chiave per la riuscita di una terapia di recupero, fondamentale nei casi di soggetti affetti da patologie cardiovascolari di natura varia, specialmente nel post-IMA, ovvero l’infarto acuto del miocardio, per poter tenere sotto controllo la funzionalità cardiaca evitando complicazioni ulteriori in una situazione già aggravata dall’attacco stesso, eppure il rischio principale, più che le possibili recidive, risiederebbe proprio nell’aderenza terapeutica a causa dei farmaci generici.
A sottolineare quest’aspetto è stato lo studio pubblicato sugli Annals of Internal Medicine secondo cui la mancanza di un nome commerciale, e di un marchio, facilmente riconoscibile dai soggetti rappresenterebbe un ostacolo in sede prescrittiva nella compliance terapeutica a causa delle difficoltà, tra le varie specialità che in caso di patologie cardiovascolari vengono prescritte, nell’assumere correttamente i farmaci per i diversi profili clinici, tra i quali spiccano anticoagulanti, antipiastrinici ed antiaritmici la cui confusione può essere pericolosa, anche in funzione dei dosaggi, il tutto a causa dell’esteriorità del tutto anonima: “Mentre i farmaci generici sono interscambiabili tra loro in termini terapeutici, l’aspetto esteriore delle pillole può variare tra i vari produttori, o tra le versioni generiche e di marca dello stesso farmaco. La possibilità che modificazioni nella forma o nel colore di un generico possa influire sull’aderenza alla terapia rappresenta un tema importante, perché solo se il paziente assume i farmaci secondo prescrizione derivano outcomes favorevoli“.
Lo studio sui farmaci generici nella compliance terapeutica ha dimostrato, infatti, come su 11mila pazienti sottoposti a monitoraggio, una buona percentuale dinanzi la modifica della forma e del colore, due parametri che incidono in modo separato ed indipendente sulle percentuali di variabilità, creassero delle difficoltà nell’aderenza terapeutica, facendo sorgere la necessità di formare i medici, in sede prescrittiva, riguardo la necessità d’informare i pazienti sulle possibilità della modifica dell’esteriorità dei farmaci, mettendoli in guardia: “Il cambiamento dell’aspetto del farmaco, che è frequente nel primo anno dopo un infarto, può contribuire a spiegare la non persistenza. Quest’ultima può aumentare la morbilità, la mortalità e la spesa sanitaria a causa di complicanze e recidive“.
Salva a
tutti, pubblico qui un estratto di una intervista al prof. Borghi che tratta
della aderenza alla terapia e che ho trovato molto interessante: “La maggior
parte dei pazienti non è in grado di riconoscere le caratteristiche dei farmaci
dal punto di vista chimico, perché si tratta di un aspetto tecnico. Ecco perché
li riconosce dal loro aspetto. Molti dei nostri pazienti, quando interrogati, dicono
che stanno assumendo una pillola bianca, una pillola gialla, rossa oppure
ricordano le caratteristiche della scatola, il colore e il carattere con cui è
scritto il nome del farmaco… Stante il proliferare incontrollato di farmaci
generici, è importante che il paziente sia fidelizzato a farmaci che sono
risultati efficaci e la cui affidabilità terapeutica sia certificata dalla
appartenenza ad una multinazionale farmaceutica in grado di assicurare una terapeutiche
elevata qualità del farmaco.”