pH 4,51 – Teresa

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maurizio bisozziAgosto, strade vuote, poca gente a piedi, macchine ancora meno. D’estate tornano alla luce le facciate dei palazzi, tutto l’anno coperte dalle auto parcheggiate; riemergono i portoni, le panchine, le aiole con i fiori, i giardinetti.

Sulla porta della farmacia, distratto da questi pensieri, vedo arrivare Teresa; avanza lentamente sul marciapiede, polveroso per la chiusura di tutti i negozi. Sono i negozianti a spazzarlo la mattina, davanti all’ingresso e dopo le alluvioni di luglio non piove da settimane.

Teresa ha superato gli ottanta anni, vive sola come molte coetanee, dopo che i figli l’hanno portata a Roma da un paesino dell’Umbria “perché così stiamo vicini” e abbandonata in un appartamentino. Avanza piano, appoggiandosi al bastone, gesti lenti e cauti, dettati dalla prudenza dell’età. Teresa ha avuto il cedimento di alcune vertebre e la schiena un po’ contorta come gli ulivi del suo paesello, una spalla più alta, l’anca sporgente, le mani nodose come rami, ma ha la robustezza e la dignità di quegli alberi ritorti. Sale a fatica il gradino di ingresso della farmacia, entra con il sospiro di chi finalmente raggiunge l’oasi.

– Buongiorno dottore, già finite le vacanze?-

– Sono tempi difficili per tutti, Teresa, abbiamo chiuso solo una settimana, almeno mi sono goduto qualche giorno i figli –

Un’ombra vela lo sguardo dell’anziana, ho toccato un argomento doloroso

-Vabbè – cerco di riprendermi – cosa è successo qui mentre ero fuori?-

– Mah, poco e niente. Anzi, volevo chiedere a lei, cosa è questa moda che ora tutti si tirano secchiate d’acqua in testa?-

– Non è una moda – sorrido – si cerca di attirare l’attenzione su una brutta malattia e di raccogliere fondi per la ricerca. Lo fa la gente di spettacolo, politici e persone comuni, si tirano una secchiata d’acqua in testa e mandano soldi ad un’associazione di scienziati per guarire questa malattia-

– E se mandano i soldi e basta, non va bene lo stesso?-

– Teresa, oggi non conta il saper fare le cose, ma il farle sapere. Si chiama comunicazione –

-Sarà come dice lei, dottore, ma qua si comunica tanto e non si dice niente. Sarebbe bello che le secchiate le tirassero in testa a quei politici che in televisione fanno finta di scaldarsi tanto, di litigare, comunicano le loro diversità e appena finisce la trasmissione si mettono d’accordo per sfilarci gli ultimi soldi che ci sono rimasti. Senza dirlo eh, per carità!-

– Teresa, ma non possiamo affermare…–

-Dottò- mi interrompe secca – io all’età mia dico quello che voglio e non mi devo vergognare io di dirlo, ma loro di farlo. Mi scusi per lo sfogo, ma mi è rimasto solo questo. Ora, per favore, mi dia le mie medicine, ma oggi quelle che non ci devo pagare la differenza. Lo sa, la pensione è quello che è.-

– Dici i farmaci generici, Teresa?-

– Eh sì, di solito non li prendo, ma oggi devo ancora passare al mercato – e qui la voce si addolcisce in un tremito impercettibile – stasera vengono a cena mio figlio e mia nuora, voglio preparargli la lasagna. E’ cara la lasagna, ma a lui piace così tanto.-

Le consegno il pacchetto con i farmaci

– Buona giornata, Teresa-

– A lei dottore –

E mentre la piccola figura si allontana, curva sul marciapiede infuocato, accantono i “punti Paradiso” conquistati per averle consegnato – a volte la distrazione!- le medicine originali al posto dei generici e mi godo il frescolino improvviso di un bicchiere d’acqua gelata in testa

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