Svizzera: polemica sui farmacisti italiani, occupazione e livelli salariali

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giovani farmacistiIl progetto di un’Europa unita, non solo economicamente quanto anche dal punto di vista sanitario e legislativo, sembra non esser partito col piede giusto e complice anche una crisi mordente nei principali mercati lavorativi le polemiche legate a principi e rivalità nazionali non hanno tardato a manifestarsi. E’ infatti in corso una polemica senza precedenti in Svizzera relativa ai farmacisti italiani, transfrontalieri in cerca di occupazione rubata, secondo i colleghi ticinesi, ai professionisti sul territorio creando disagi sia in termini d’occupazione che sui livelli salariali.

A sostenere la tesi, ritenuta fortemente negativa, degli effetti sul lavoro derivati dai farmacisti italiani sarebbe stato l’Ata, ovvero il sindacato ticinese degli assistenti di farmacia, secondo cui dall’arrivo i livelli occupazionali da sempre capaci di soddisfare domanda ed offerta, in una sorta di costante equilibrio, starebbero emergendo generando disoccupazioni con i primi 17 neo-diplomati rimasti privi di occupazione. Nella competizione, che tiene conto anche della preparazione universitaria italiana ritenuta migliore e maggiormente completa del semplice diploma previsto in Svizzera, per il ruolo di assistente di farmacia rientrerebbe anche un discorso di dumping salariale ovvero una concorrenza formulata non tanto sulle competenze quanto sui costi al ribasso confermata dal caso di un esercizio di Chiasso che per tagliare sui costi di lavoro, i livelli salariali svizzeri oscillano sui 3.253 franchi mensili per il primo impiego ai 4.315 dopo 5 anni, avrebbe modificato la proprietà licenziando il personale ed assumendo frontalieri italiani a poco più di 2.000 frachi in via sostitutiva.

La situazione, che ha ovviamente richiamato una certa attenzione in Svizzera per i timori di un esodo di massa da un mercato italiano dove i farmacisti italiani disoccupati sono in numero notevole, è stata lievemente smorzata sia dall’Ordine dei farmacisti che dal Servizio farmaceutico ticinese rispettivamente rappresentato da Ennio Balmelli e Gianmaria Zanini, secondo cui negli ultimi anni gli stranieri immessi nel mercato lavorativo nazionale non hanno superato, nell’ambito dei farmacisti, il 5% di tetto massimo.

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