DALLO SPEZIALE AL FARMACISTA. UN’ARTE CHE DIVENTA SCIENZA (I puntata). A cura della dottoressa Bianca Peretti


Ho deciso di riprendere un vecchio progetto, quello cioè di postare periodicamente (uno a settimana: di più proprio non ce la faccio!) piccoli scritti con i quali cercare di rispondere ai quesiti che i colleghi mi pongono più frequentemente.
Mi sono accorta che, molto spesso, il farmacista che si occupa di galenica viene considerato come un cuoco o aspirante tale: trova la ricetta e sommarie indicazioni su come realizzarla. Anche se è molto esperto e competente non si pone mai come un professionista , ma piuttosto come un valido artigiano, i cui risultati siano più il frutto di abilità pratica che non di rigore scientifico.
Cominciamo dalla domanda che in questo periodo mi viene posta più spesso: per avviare un laboratorio galenico quali apparecchiature debbo comprare?
Le apparecchiature galeniche debbono rispondere a tre requisiti fondamentali:
1. permettermi di eseguire al meglio il mio lavoro
2. permettermi di lavorare in sicurezza
3. essere economicamente sostenibili.
Partiamo da quest’ultimo punto ( il più ostico): quando investo per l’azienda debbo sempre stabilire se un oggetto mi serve realmente, quale scopo voglio raggiungere e in quanto tempo rientrerò dalle spese.
Facciamo un esempio: ho ricevuto un’eredità e posso scegliere fra comprarmi un oggetto personale costoso o un apparecchio per il mio lavoro. Ora, per quanto riguarda la mia vita privata, se il denaro ha provenienza lecita, ne posso fare quello che voglio, anche gettarlo dalle finestra o darlo in beneficenza. Non ne debbo rispondere a nessun altro se non a me stessa come privato cittadino. Ma se lo voglio investire per l’azienda ho l’obbligo di rispondere alle sue esigenze e usarlo per raggiungere il risultato che mi ero prefissata. Il denaro non è più “mio” in senso stretto, ma dell’azienda e deve portarle un vantaggio. Mi pongo un obiettivo realistico e a tale debbo tendere.
Se state pensando all’obiezione secondo la quale io e la mia azienda siamo la stessa persona vi debbo subito smentire: NON siamo la stessa cosa, ma nei due ambiti svolgiamo due funzioni completamente diverse, con obblighi e doveri assolutamente distinti. Come privato cittadino mi preoccupo del mio benessere, come imprenditore lavoro per il benessere della mia azienda. Non sempre i due obiettivi coincidono, né debbono necessariamente coincidere.
Per cui è severamente vietato innamorarsi dell’ultimo marchingegno stratosferico che non userò mai, ma fa tanto “farmacista galenista ultra-iper accessoriato super galattico”.


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