A COSA SERVE UN FARMACISTA (sesta puntata). A cura della dottoressa Bianca Peretti


Dal momento che mi piace vivere pericolosamente, adesso affronto un altro argomento difficile e controverso: il cliente della farmacia. E comincio con il chiamarlo con quello che, secondo me, è il suo vero nome, cioè “paziente”. Perché le parole sono pietre, anzi macigni, sulle quali si possono costruire grattaceli solidi e imponenti, o trasformarle in nuclei di valanghe dall’inarrestabile potere distruttivo.
Partiamo da una serie di punti essenziali: una persona non entrerà mai in farmacia se non ne ha bisogno. Traduzione: due amiche in un pomeriggio di shopping curiosano in tutti i negozi, studiano ben bene tutte le vetrine, evitando con cura farmacie e parafarmacie, a meno che un dolore improvviso non le obblighi ad una incursione forzata, vissuta come un noioso quanto inevitabile rallentamento di ben più interessanti attività.
Tutti i punti vendita offrono gli stessi, identici prodotti.
La persona che vi entra non sa che cosa vuole, tantomeno di che cosa ha realmente bisogno.
Il farmacista non comunica efficacemente quanto è in grado di fare concretamente per il bene e la salute del paziente.
Risultato: offriamo tante cose inutili, ci accartocciamo attorno ad un modello commerciale perdente, sia in senso assoluto che relativo rispetto ad altre realtà di mercato, perdiamo credibilità personale e professionale.
Velocità, zero tempi di attesa, acquiescenza a tutto e a tutti erano (forse) un pregio in passato: oggi rappresentano solo un modo di lavorare vuoto, meccanico, impersonale che può essere facilmente sostituito da qualunque robot, pronto ad essere rottamato di fronte ad un modello più nuovo.

Quinta Puntata

Quarta Puntata

Terza Puntata Bis

Terza Puntata

Seconda Puntata

Prima Puntata

 


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