RUGGIERO (MNLF E CULPI): L’AIFA DOVREBBE ESSERE UN ENTE REGOLATORIO NON POLITICO


Durante L’ultima Audizione svolta presso la commissione Industria al Senato, Il Mnlf ha rilasciato un documento dove parla dell’Agenzia italiana del farmaco.

L’Aifa dovrebbe essere un ente regolatorio non politico, tuttavia in alcune occasioni come quella del dibattito circa la liberalizzazione dei farmaci di fascia C ha abbandonato il suo ruolo istituzionale.

E’ successo ad esempio il 17 febbraio 2015 con un’inaspettata relazione sui farmaci di fascia C e d’automedicazione.

La tesi dell’Aifa è che la liberalizzazione dei farmaci d’automedicazione non abbia portato alcun vantaggio per i cittadini. Precostituire una tesi non è difficile, farlo bene, tuttavia è altra cosa.

Per avere evidenza del pregiudizio ideologico degli estensori del documento basta riflettere su questa frase: “Gli effetti di tali provvedimenti di liberalizzazione in realtà non sembrerebbero aver portato alcun vantaggio ai pazienti, a parte la comodità di avere una più facile disponibilità di punti vendita che però potenzialmente li espone alle conseguenze di consumare più farmaci che non sono – come da Aifa più volte sottolineato – una merce simile a qualunque altra”.

Secondo l ‘Aifa avere una maggiore concorrenza e punti vendita provoca un aumento dei consumi, tesi smentita dai fatti, i consumi si sono ridotti, ma irriverente nei confronti di quei farmacisti che sono presenti in esercizi diversi dalle farmacie e che al pari dei loro colleghi hanno compiti di farmacovigilanza.

Le confezioni di farmaci da banco acquistate dal 2006 al 2013 sono scese del 7,4%, quelle di fascia C con ricetta (venduti solo in farmacia) del 15,7%. Ecco, fa notare Aifa, “l’uso di prodotti della prima categoria è calato meno”, e questo sarebbe dovuto all’ingresso nelle parafarmacie. Quello che si omette di dire è che il dato risulta falsato dal Delisting dei farmaci da C-OP (con obbligo di ricetta) a farmaci C-SOP e OTC (senza obbligo di ricetta) avvenuto in due tranche nel 2012. Il trasferimento di categoria (Delisting) ha interessato ben 430 farmaci. Non viene accolta neanche la spiegazione di un aumento del prezzo maggiore per i farmaci da banco rispetto a quelli con obbligo di ricetta.

“La spesa dei farmaci da banco sino al 2011 è aumentata in sei anni dello 0,9%, ovvero ogni 10 euro di spesa l’aumento è stato di 90 centesimi. Sino ad allora non era stato così per i farmaci con obbligo di ricetta ove nello stesso periodo (2006/2011) la spesa in milioni era aumentata quasi del 5% (4,9%). Poi nel 2012 con il trasferimento di alcuni farmaci con obbligo di ricetta a senza prescrizione medica si è avuto l’aumento della spesa per i farmaci da banco e la fisiologica diminuzione per quelli con ricetta”. Cavalcando le fuorvianti “analisi” dell’Aifa prontamente utilizzate dal sindacato dei titolari di farmacia anche in questo dibattito, potremmo asserire al contrario che la diminuzione del consumo dei farmaci con obbligo di ricetta sia determinato proprio dal loro costo elevato provocando la

rinuncia all’acquisto da parte dei cittadini e quindi alla cura.

Dottor Ivan Giuseppe Ruggiero (delegato MNLF-CULPI).


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