DALLO SPEZIALE AL FARMACISTA: UN’ARTE CHE DIVENTA SCIENZA (quinta puntata). A cura della dottoressa Bianca Peretti


Non ho scelto a caso il titolo di questa serie di post: c’è stato un tempo (felice ?!?) nel quale si parlava della farmacia come di “arte sanitaria” e si diceva del buon farmacista che lavorava “secondo arte”. A parte il fatto che in questa accezione il termine “arte” può essere considerato una forma arcaica per “professione”, oggi è improponibile pensare che un farmacista nell’esercizio del suo lavoro si comporti come una specie di “artista” e non come quello “scienziato” che di fatto dovrebbe essere.
Tutto apparentemente molto banale e scontato: peccato però che quando ci troviamo di fronte ad una preparazione che ci dà problemi tendiamo a perdere la testa e a cercare formule magiche invece di rifletterci con calma e metodo.
Prendiamo, ad esempio, una soluzione in cui il soluto decide di riprecipitare (c’è quasi sempre di mezzo il minoxidil, maledetto!): non ha senso né rifare a caso il farmaco, né cercare consigli magici dall’amico taumaturgo nella speranza, vana, che da lontano imponga le mani e compia il miracolo.
Vediamo un po’ cosa deve fare un farmacista: innanzi tutto, prima di cominciare si deve conoscere i principi attivi presenti dal punto di vista della struttura chimica, della solubilità e delle possibili incompatibilità e interferenze reciproche.
Seconda fase: si comincia a stilare la procedura, scrivendo tutte le varie fasi e aggiungendo le eventuali osservazioni. È questo il vero significato di una procedura: avere traccia di tutto il lavoro svolto in modo che sia, da una parte, riproducibile e, dall’altra, in caso di problemi, si riesca a ricostruire tutto il percorso di allestimento.
Terzo momento: la verifica del prodotto ottenuto. Nel caso di un precipitato sarebbe interessante guardarlo da vicino, magari con l’aiuto di un microscopio. Ci sono in gioco tre tipi di forze, chimiche, fisiche e chimico-fisiche e due ambienti, quello interno alla preparazione e quello esterno alla preparazione stessa. Ogni forza agisce in un modo diverso e in modo diverso influisce sulla stabilità di una soluzione e sulla formazione di un determinato tipo di precipitato che può essere costituito, tanto per fare un esempio, da cristalli grandi o agglomerati di cristalli, avere aspetto polverulento fino ad apparire quasi come un gel nelle forme metastabili. Ci sono precipitati che, cambiando le condizioni, possono essere ancora ridisciolti e recuperati ed altri che non offrono grandi speranze.
Credo non serva aggiungere che è del tutto insensato rifare il farmaco senza un’accurata riflessione su quanto è già stato fatto, così come chiedere aiuto senza essere in grado di spiegare dettagliatamente tutto il procedimento seguito: non mi viene in mente nessuna maniera di dare risposte sensate ed esaurienti senza ricorrere ad una sfera di cristallo (o, se preferite, ad un pendolino).

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Seconda Puntata

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