Parafarmacie e i servizi “negati a metà” . Ruggiero (LPI) scrive alla Lorenzin: «Faccia chiarezza, non vogliamo discriminazioni»


In merito ai “servizi” che possono essere sviluppati in farmacia, quelli per i quali il Ministero della Salute ha emanato i seguenti decreti Legislativi:

  • Decreto legislativo 3 ottobre 2009, n. 153;
  • Decreto Ministero, Salute 16/12/2010, G.U. 10/03/2011;
  • Decreto Ministeriale 8 luglio 2011;
  • Oltre le Linee guida nazionali “Cup”(che trovano riscontro, in alcuni dei precedenti decreti).
  • PRENOTAZIONE, PAGAMENTO E RITIRO DEI REFERTI DI PRESTAZIONI DI ASSISTENZA SPECIALISTICA AMBULATORIALE;
  • PRESTAZIONI ANALITICHE DI PRIMA ISTANZA RIENTRANTI NELL’AMBITO DELL’AUTOCONTROLLO;
  • PRESTAZIONI PROFESSIONALI DA PARTE DI INFERMIERI E FISIOTERAPISTI.

Non ho capito se stiamo parlando di leggerezze legislative, d’incertezze, o di omissioni di natura tecnica legislativa, che purtroppo, come spesso capita, discriminano guarda caso sempre le Parafarmacie.

Il Ministero con i decreti di cui sopra, concede alle farmacie la possibilità di attuare servizi, che vanno dal Cup (Centro di Prenotazione Unico) alle prestazioni analitiche di prima Istanza, fino ad arrivare alle prestazioni professionali.

Quello che il Ministero “omette” nei decreti di cui sopra, purtroppo creando, sicuramente in buona fede, una confusione sull’interpretazione degli stessi decreti è la parola “Parafarmacie”.

Questa mancanza, la reputo così, perché è palesemente risaputo che tali servizi possono essere svolti anche presso le Parafarmacie, ha comportato non pochi problemi alle Regioni e alle singole Asl.

Alcuni referenti, per fortuna non in tutte le Regioni, che hanno avuto il compito di decidere sul concedere o meno questi servizi alle Parafarmacie, si sono lasciati “confondere” dai decreti in questione, appellandosi proprio alla mancanza di citazione delle parafarmacie negli stessi.

Abbiamo dei casi, documentati di Asl, come quella provinciale di Catania, che in fase d’ispezione in una Parafarmacia, ha addirittura proibito l’utilizzo di un apparecchio per analisi di prima Istanza come il Reflotron Roche.

L’Asl si è giustificata “verbalizzando” che il decreto 10/12/2011 pubblicato su G.U. 57 del 10/03/2011(SBAGLIANDO ANCHE LA DATA DEL DECRETO CHE SAREBBE 16, anziché 10), non fa riferimento agli esercizi commerciali denominati “parafarmacie” di cui all’art.5 comma 1 del decreto legge 04/07/2006 n.223 e succ. modifiche.

Un modo di fare quello dell’Asl che mi lascia completamente senza parole.

E’ uno dei tanti episodi regionali, non supportato da altri analoghi, dove le Asl, hanno permesso l’utilizzo della stessa strumentazione nelle Parafarmacie sul territorio Nazionale. Casi isolati che comunque creano confusione. Ad esempio, segnalo al Ministero che seppure in diverse Regioni, siamo riusciti a partire con il “Cup” in Parafarmacia, quindi abbiamo a disposizione tutte le Delibere che lo attestano, in altre Regioni, come la Campania, finora se ne sente solo parlare ma non vi è nulla di deliberato.

Nell’ottica di definire un modello di riferimento a livello nazionale, attraverso il quale consentire una visione completa e pienamente integrata della rete di offerta dei servizi sanitari, ricordo che sono state predisposte dal Ministero della salute, in collaborazione con le Regioni, apposite Linee guida nazionali.

Tali linee guida sono finalizzate all’armonizzazione dei sistemi CUP, attraverso la definizione di caratteristiche minime ed uniformi relative a tali sistemi a livello nazionale.

In queste Linee guida ho interpellato lo stesso Ministero con una Missiva, di inserire il nome delle “Parafarmacie”, perché potrebbe dare motivo a chi legge, ed è capitato, di non concedere il servizio alle stesse per gli stessi motivi che hanno dato adito all’Asl di Catania di evitare alle Parafarmacie l’utilizzo di apparecchiature per esami di prima Istanza.

Le Linee Guida Nazionali Ministeriali del Cup prevedono alcuni canali di accesso e cioè:

2.3.1 Canali di accesso/fruizione del Sistema CUP. Nella progettazione di un Sistema CUP è importante realizzare un’offerta più ampia possibile di canali di accesso, al fine di garantire il più elevato livello di fruibilità per il cittadino. Ciò si realizza mediante l’implementazione delle seguenti modalità di fruizione:

  • sportello presidiato: rappresenta l’esempio più diffuso e consiste nello sportello sito presso una struttura erogatrice con operatore dedicato
  • telefono: consiste in un numero dedicato a cui si può rivolgere l’utente per parlare con un operatore di call center ed effettuare la prenotazione
  • prenotazioni effettuate direttamente da operatori sanitari (Medici, infermieri, ecc…) allo scopo di semplificare il percorso assistenziale dell’utente
  • prenotazioni effettuate presso le Farmacie territoriali, tramite postazioni di lavoro presidiate, integrate con il Sistema CUP
  • prenotazioni ad uno sportello CUP sito in strutture convenzionate (Associazioni Mediche, Istituti accreditati, Associazioni di Volontariato, Comuni, ecc.)
  • prenotazioni WEB effettuate direttamente dall’utente.

Ricordo, però, che esistono anche “Linee Guida Regionali Cup”, in alcune realtà (il 50% delle Regioni/Province Autonome) è stata implementata anche la possibilità di prenotare mediante altri canali (fax, portale internet, e-mail e/o totem posti all’interno dei comuni o dei supermercati nonché presso le farmacie e parafarmacie).

Abbiamo a Disposizione Delibere, documentate, che hanno permesso alle parafarmacie di poter essere utilizzate come nuove interfaccia tra Asl e Cittadino, proprio attraverso l’espletamento del Servizio “Cup” su diverse Regioni del Territorio Nazionale.

Tanto sopra è per chiarire che le procedure, le leggi, devono essere chiare all’origine di un sistema, prima di arrivare alle incomprensioni che possono sfociare anche in contenziosi giuridici, com’è capitato a Taranto, dove dietro denuncia di una collega, è stata poi data la possibilità alle Parafarmacie di espletare il servizio “Cup”.

La Stessa Antitrust, si era espressa con parere AS1141 e cioè che condotta dell’Asl Ta, che riserva alle farmacie la possibilità –non concessa alle parafarmacie –di offrire un servizio potenzialmente idoneo ad attrarre clientela, sia ingiustificatamente lesiva delle norme e dei principi a tutela della concorrenza, oltre che incoerente con le Linee guida regionali CUP.

Chiedo al Ministero, in nome e per conto delle Parafarmacie che rappresento, attraverso un’interrogazione a risposta scritta, di chiarire se le “Parafarmacie”, siano incluse nei servizi di cui sopra, compreso il “Cup”. Se si chiediamo di integrarle nei decreti citati. In caso di risposta negativa, chiediamo invece per iscritto quali siano le motivazioni che le escludono.

Le Parafarmacie, subiscono già troppe umiliazioni e discriminazioni, i “servizi” devono essere svolti da personale qualificato e nelle parafarmacie vige la presenza del farmacista, compiuti in locali idonei, e le Parafarmacie, proprio attraverso il Ministero sono in possesso di un codice Univoco e quindi i locali sono riconosciuti idonei dal Ministero, dalle Regioni e dalle Asl.

Abbiamo come dicevo numerose delibere che possono attestare la presenza di questi servizi nelle parafarmacie a livello Nazionale.

Non fatemi credere che stiamo parlando di Leggerezze legislative o di discriminazioni, noi esistiamo e questo lo devono intendere tutti, in primis chi legifera e deve dare l’esempio di un’informazione corretta e chiara.

Il Presidente Libere Parafarmacie Italiane Dr. Ivan Giuseppe Ruggiero

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