Alberto Vacchi (candidato presidenza Confindustria): «Politica industriale passa per la filiera farmaceutica»


ALBERTO VACCHI – CANDIDATO PRESIDENZA CONFINDUSTRIA

I punti del programma:

  1. Costruzione di una Agenda partecipata, realistica, senza slogan, che preveda il monitoraggio di quanto fatto, che coinvolga i territori.
  2. Evoluzione del sistema industriale italiano verso il mondo digitale

Dobbiamo velocemente passare dalle tante parole spese sull’Agenda Digitale alla sua esecuzione, per un Paese ed una amministrazione più efficiente e trasparente: la digitalizzazione è un diritto per l’impresa.

Dobbiamo evidenziare cluster e poli di sistema per le filiere 4.0 sia nell’industria sia nei servizi.

Di fronte al modello tedesco che sta digitalizzando la struttura produttiva a partire dai “campioni nazionali”, abbiamo bisogno in Italia di creare aggregazioni di PMI intorno a progetti di digitalizzazione per “filiera”.

Per realizzare la trasformazione digitale, l’investimento tecnologico è condizione necessaria ma non sufficiente. Occorre una profonda trasformazione dei processi organizzativi, dei modelli di business, della cultura e delle competenze digitali di manager e lavoratori.

Dalla Pubblica Amministrazione alla scuola, alla creazione di innovation hub per la collaborazione tecnologica tra imprese, il digitale deve diffondersi nella nostra società.

  1. Politiche industriali riconquistando lo spazio al tavolo delle decisioni pubbliche, perché portatori di un metodo nuovo, che convinca che non siamo quelli che vogliono restare dove sono. Mettendo in moto tutto il sistema della rappresentatività per avere massa critica. Un appunto: la politica industriale del Paese deve essere unica e non segmentata tra piccole e grandi aziende. Non esistono problemi della grande impresa che poi non si riversano sulla piccola e viceversa.

Se andiamo a vedere le voragini di domanda che si sono prodotte in alcuni anelli delle nostre filiere per la perdita di subfornitura qualificata, e delle conseguenti perdite di marginalità che si sono riflesse sulle imprese a monte, si comprende molto bene come il destino della grande sia legato nel medio e lungo termine alla rete di imprese medio piccole che vi stanno attorno. Negli anni a venire la nostra struttura produttiva avrà ancora una centralità nel manifatturiero, ma sarà sicuramente più leggera, con produzioni a maggiore valore aggiunto e una composizione dell’occupazione ad ancora più elevata professionalità.

I dati ci dicono che nel futuro ciò che conterà per la vita di molte piccole industrie sarà proprio l’appartenenza a una filiera in grado di competere nel mercato mondiale.

È sulle aree vaste dove insistono queste filiere che dobbiamo andare a lavorare con un meticoloso piano di politica industriale, che miri a valorizzare l’esistente, ad investire sulla formazione per il capitale sociale del futuro, ad attrarre nuove multinazionali che ci riconoscono la qualità del saper fare e possono trovare nei nostri territori i loro migliori laboratori di ricerca applicata.

  1. Formazione Ricerca ed Innovazione

Con la riforma della “buona scuola” si è aperto un varco; a noi la responsabilità di essere cabina di regia per il Paese, promuovendo un modello strutturato ed uniforme su tutto il territorio nazionale, in grado di agire rapidamente per modificare la percezione sociale dell’impresa ed orientare le scelte professionali dei nostri giovani.

È disarmante promuovere idee che poi migrano nelle “valleys” americane perché trovano interlocutori più adeguati. L’introduzione del “digital manufacturing” nelle piccole e medie imprese italiane si farà anche con la contaminazione di nuove “giovani imprese”.

La natalità imprenditoriale deve essere un capitolo della politica industriale del Paese; dobbiamo pretenderlo, e dobbiamo anche dettare le regole di come va costruito. Servono strutture adeguate e capitali per un vero “venture capital” italiano.

  1. Comunicare il ruolo dell’impresa nella società

L’industria è il corpo essenziale della società, il pilastro portante dell’economia. Nelle nostre aziende si produce ciò che oggi ci serve a vivere, a stare bene, a condividere il pianeta.

  1. Relazioni Industriali

Nuovi contratti, mettendo al centro le esigenze dell’impresa per il recupero della competitività. Impegno primario della prossima presidenza confindustriale sarà quello di riuscire a dare alle imprese di ogni dimensione e settore una “scatola degli attrezzi” – costruita a livello interconfederale – dalla quale ogni azienda possa scegliere il modello di contrattazione più coerente con le proprie esigenze.

A questo proposito sono convinto che sia sbagliato ritenere che per avere libertà di decisione nei rapporti di lavoro sia meglio non essere associati a Confindustria. Semmai è vero proprio il contrario.

Appartenere a Confindustria significa disporre di un ulteriore valore aggiunto a disposizione dell’impresa.

  1. Far evolvere Confindustria attraverso il rinnovamento organizzativo e la piena attuazione

della riforma Pesenti con gli opportuni correttivi ed un forte coinvolgimento dei Giovani.

È un cambio di mentalità che ci serve. Operatività all’ “Advisory Board”, vera cabina di programmazione per territori (raggruppati in macro aree), categorie e grandi aziende, che dovranno essere parte attiva nella definizione dell’agenda operativa dei lavori.

La squadra di presidenza: a prescindere dalla delega ad ognuno dei vice presidenti dovranno essere assegnate delle aree di cui riferire e saranno proprio le associazioni “sotto soglia” e i tanti colleghi che non partecipano al Consiglio Generale, i primi ad essere coinvolti. Vorrei un sistema integrato che si parli di più e che non lasci nessuno in un angolo.

LE PAROLE CHIAVE DEL PROGRAMMA

ATTRATIVITA’

È sulle aree vaste dove le filiere che dobbiamo andare a lavorare con un meticoloso piano di politica industriale, che miri a valorizzare l’esistente, ad investire sulla formazione per il capitale sociale del futuro, ad attrarre nuove multinazionali che ci riconoscono la qualità del saper fare e possono trovare nei nostri territori i loro migliori laboratori di ricerca applicata.

SOSTENIBILITA’

La sostenibilità è un’altra parola chiave; è un “must” per la qualità del Paese, ma altresì una opportunità di sviluppo per tutti.  I servizi di efficienza energetica ed ambientali, sono una filiera di eccellenza italiana nello scenario europeo, e pertanto una straordinaria opportunità di creazione di indotto ed occupazione.

RIMETTERE A NUOVO L’ITALIA

Per le infrastrutture e le grandi opere utili e sostenibili, vogliamo dire la nostra, vogliamo dare il nostro contributo. Mediamente i porti “hub” della sponda sud del Mediterraneo hanno incrementato la propria quota di mercato da 18% a 27%, a discapito di alcuni porti del nord Mediterraneo, e di quasi tutti i porti italiani.

Da parte nostra è necessario un presidio forte; dobbiamo pretendere piani e tempi e promuovere anche soluzioni alternative, con formule diverse da quelle sino ad oggi adottate.

In particolare per il Sud credo sia opportuno promuovere un tavolo permanente per le infrastrutture.

CULTURA TECNICA PRIORITA’ NAZIONALE

Da una parte abbiamo imprese che cercano giovani con professionalità che non trovano, dall’altra scuole che stentano a trovare iscritti per formare le professionalità che servono. Dobbiamo rompere questo circolo vizioso.

EUROPA AL CENTRO

Confindustria deve assicurare un presidio straordinario e autorevole sulla costruzione dei dossier all’attenzione comunitaria. Una sede, quella di Bruxelles, che non va vissuta come sede periferica ma centrale, al pari della sede di Roma.

SALUTE

La filiera della salute riveste un ruolo di particolare importanza all’interno dell’economia nazionale, da qui scaturiscono benefici per tutta la collettività; contribuisce in modo importante alla formazione della ricchezza nazionale, producendo un elevato volume di reddito, assorbendo una quota rilevante dell’offerta di lavoro qualificata, investendo ingenti risorse nelle attività di ricerca e sviluppo.

Si rilevi che la filiera della salute produce (direttamente e attraverso l’indotto) più dell’13% del PIL dell’intera economia italiana.

I due comparti industriali della filiera (fabbricazione di prodotti farmaceutici e fabbricazione di dispositivi medici) assorbono il 6,2 per cento delle esportazioni di manufatti del nostro Paese.

È tempo che Confindustria pretenda una politica industriale su questo comparto, sedendosi al tavolo con il governo nella definizione dei capitoli di spesa, che rappresentano un investimento per tutto il Paese.

Basta con decine di regolamenti regionali diversi, basta con burocrazie inutili, ci vogliono poche regole chiare e uniche per tutto il Sistema

Paese.

 

Confindustria deve essere istituzione autorevole che chiede più trasparenza nella definizione dei bandi, minori gare al ribasso e più qualità dei prodotti/servizi erogati.

 

L’accesso alle cure è un diritto; va di pari passo e si integra con i temi della sanità, dell’alimentazione, dell’ambiente sano. Noi ne siamo attori, delegati a fare bene per le nostre aziende ma anche per l’intera società.

 


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